tag:blogger.com,1999:blog-86243706162557227792008-05-11T10:47:48.482-07:00Sinistra SocialistaSinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comBlogger27125tag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-88596758453453378662008-05-11T10:47:00.001-07:002008-05-11T10:47:48.514-07:00Il sito sarà presto aggiornato !Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-25017877016218912512008-04-24T01:55:00.001-07:002008-04-24T01:56:12.608-07:0025 aprile 1945 - Italia<a href="http://bp1.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SBBLJXDOkaI/AAAAAAAAAFg/iWxYrlNUBtI/s1600-h/abstract.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192732994536640930" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SBBLJXDOkaI/AAAAAAAAAFg/iWxYrlNUBtI/s400/abstract.jpg" border="0" /></a><br /><div align="center"><span style="font-size:180%;color:#ff0000;">W la Liberazione !</span></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-63752349356270390462008-04-24T01:49:00.000-07:002008-04-24T01:52:15.923-07:0025 aprile 1974 - Portogallo<a href="http://bp2.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SBBKNnDOkZI/AAAAAAAAAFY/5u9YXYSsEbs/s1600-h/25_abril_590.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192731968039457170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SBBKNnDOkZI/AAAAAAAAAFY/5u9YXYSsEbs/s320/25_abril_590.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify">« <em>Il 25 d'Aprile 1974 il Movimento delle Forze Armate, coronando la lunga resistenza del popolo portoghese e interpretando i suoi profondi sentimenti, fa cadere il regime fascista. La liberazione del Portogallo dalla dittatura dall'oppressione e dal colonialismo ha rappresentato una trasformazione rivoluzionaria e l'inizio di una svolta storica della società portoghese. La Rivoluzione ha restituito ai Portoghesi i diritti e le libertà essenziali. Nell'esercizio di questi diritti e libertà, i legittimi rappresentanti del popolo si sono riuniti per elaborare una Costituzione che corrisponda alle aspirazioni del Paese. L'Assemblea Costituente sancisce la decisione del popolo portoghese di difendere l'indipendenza nazionale, di garantire i diritti fondamentali dei cittadini, di stabilire i principi fondamentali della democrazia, di assicurare il primato dello Stato di Diritto democratico e di intraprendere la strada verso una società socialista, nel rispetto della volontà del popolo portoghese, perseguendo l'obiettivo di costruire un Paese più libero, più giusto e più fraterno ...</em> »</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-2999464151046557812008-04-21T11:49:00.000-07:002008-04-23T03:13:09.972-07:00Sinistra. Quale futuro ?<a href="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SA8LqXDOkYI/AAAAAAAAAFQ/vo70-_PjOaE/s1600-h/41756473_00530a0b60.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192381717751435650" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SA8LqXDOkYI/AAAAAAAAAFQ/vo70-_PjOaE/s320/41756473_00530a0b60.jpg" border="0" /></a><br /><div><a href="http://bp1.blogger.com/_MA-wJOTe41E/SA230HDOkXI/AAAAAAAAAFI/vFRsnELL4Pk/s1600-h/1905a.jpg"></a><br /><br /><div align="justify">Il terremoto elettorale ci ha travolti tutti. Per la prima volta, dal dopoguerra, in parlamento non ci sarà la Sinistra : non ci saranno comunisti, non ci saranno i socialisti.</div><br /><br /><div align="justify">Dopo lo shock, è necessaria una seria analisi per capire cos'è successo, non solo negli ultimi mesi ma forse negli ultimi anni, unico modo per cercare di costruire la Sinistra del futuro. Mai come adesso è fondamentale fare tesoro degli errori del passato.</div><br /><br /><div align="justify">La sconfitta ha proporzioni storiche e forse di storiche ne ha anche le radici : c'è chi, come Tortorella, ha dichiarato che l'errore principale è da ricercarsi nella divisione tra socialisti e comunisti nel '21 ( tesi su cui sarà necessario ritornare ), chi nel non aver capito la società degli ultimi 15 anni e quindi le nuove contraddizioni, chi nella " scommessa perduta del Prc " con le sue innovazioni, con il rapporto privilegiato con alcuni settori di movimento, marginali da una lato e troppi " salotti " dall'altro, chi nel prodotto di un percorso che parte nel '80 alla Fiat, passa per il craxismo ed arriva al Veltrusconi. Crediamo, che in tutto ciò vi sia una parte di verità che ha portato alla situazione attuale, insieme ad altre questioni ed altri elementi, oggettivi e soggettivi. In questa sede, ci limitiamo, con modestia, a cercare di evidenziare alcuni limiti.</div><br /><br /><div align="justify">Noi cerchiamo di dare il nostro, seppur piccolo, contributo. Per ripartire, per ridare forza e vita alla Sinistra.</div><br /><br /><div align="justify"><br />Il dato di partenza è chiaro, quanto tragico. Il paese, la società, i lavoratori vanno a destra. La peggiore destra, quella populista, a tratti xenofoba. Quando questo accade, è evidente le colpe le si devono cercare nella sinistra e nella sua incapacità di dare risposte, di fase e di prospettiva al proprio blocco sociale di riferimento. Eppure, il risultato elettorale di due anni fa prometteva ( forse anche troppo ) bene : Prc, Pdci, Verdi si attestavano oltre il 10 %. Per noi è palese che le aspettative riposte nel governo Prodi, tantopiù dopo 5 anni del governo Berlusconi si siano infrante contro un governo liberista e in alcuni casi antipopolare. E'altresi evidente, che i limiti della Sinistra, non possano essere attribuiti esclusivamente ad "altri da se ", ma che invece vadano ricercati nel proprio agire politico, sia esso nazionale, quanto nei territori. I nodi quindi sono per noi principalmente tre :</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify">il primo, in parte enunciato in precedenza, è stata la fallimentare prova di governo ( non torniamo ad elencare e spiegarne i motivi : welfare, base militare di Vicenza, diritti civili, ecc). Anche se c'è stata, l'autocritica è stata tardiva, e troppo accesa è stata invece la difesa del governo e delle sue politiche, soprattutto nel primo anno.</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify">Il secondo nodo : l'incapacità della Sinistra nel capire le nuove esigenze, le paure del suo popolo. Questo è forse la questione principale. La precarietà è l'elemento principale di questa società. Entra con prepotenza nelle vite dei lavoratori, con angosciante violenza nelle esistenze quotidiane e nel futuro dei giovani. Questa sì che crea insicurezza, percepita, diffusa, angosciante. Che crea paura, ansia. Facile, molto facile, per forze come la Lega, fare leva su queste insicurezze , su queste paure. Quando per dare risposta a queste ( vere ) problematiche , la Sinistra è costretta a risposte complesse, articolate anche se necessarie, la Lega ad esempio, con il semplice individuare in "Roma ladrona" e nell'immigrato la causa di tutti i mali, ha vinto : la sua rozza risposta, sbagliata, pericolosa, è purtroppo vincente. Finchè non riusciamo a trovare gli strumenti adatti a far capire che sono la precarietà e i bassi salari a generare insicurezza, per noi la strada è in salita.</div><br /><br /><div align="justify">Il problema della Sinistra è quindi duplice. Da un lato, vi è un evidente limite di comunicazione, amplificato dal fatto che le strutture territoriali, alleggerite, svuotate anche per via di lunghi momenti di "guerriglia" intestina. Non si è riusciti a mettersi in connessione con la gente nei territori, siamo apparsi lontani, vicini solo ai settori marginali della società, sempre lontano da ciascuno di noi. In tal senso, le dichiarazioni soprattutto dei tanti giovani operai del nord sono preoccupanti. Preoccupanti perchè sono lo specchio di una società che sta vedendo i valori progressisti, nati con il risorgimento, con la Resistenza sempre più travolti da un egoismo feroce. E questo interessa anche le forze sociali, i sindacati : se la CGIL o la FIOM non riescono anche loro a fare egemonia culturale, a ricreare fra i propri iscritti una cosienza - non diciamo di classe ma almeno progressista - anche loro vivranno periodi difficili. Il lavoratore del nord, spesso dalla FIOM si fa difendere in fabbrica, ma dei suoi valori, della sua cultura ne fa carta straccia.</div><br /><br /><div align="justify">E' il prodotto di una Sinistra che ha perso la sua battaglia più grande : non quella politica ma quella culturale. Persa sicuramente per la forza enorme dell'avversario, ma persa soprattutto perchè ha inseguito troppo spesso forme, parole e pratiche elitarie, nei luoghi e nei modi. </div><br /><br /><div align="justify">Uno dei limiti principali del " bertinottismo " è stato proprio questo. Ci si è allontanati da una cultura popolare ampia, privilegiando forme a tratti snobistiche. C'è stato, specie negli ultimi anni, una deriva massmediatica eccessiva, indebolendo il radicamento nel territorio, inteso come contatto quotidiano con le persone, quelle in carne ed ossa. E' mancata la capacità di legare le problematiche tra loro : i diritti civili come terreno di costruzione per i diritti di tutti, e non solo di una piccola minoranza, la questione dei salari e della precarietà intrecciata al problema dell'immigrazione e non come causa. Si è avuta la pretesa - a causa di uno scollegamento con i processi reali, in parole povere non si ha più il " polso della situazione ", di pretendere che pensionati, lavoratori, disoccupati, potessero far propri pratiche e linguaggi distanti anni luce da loro. Si è corso troppo, causa la frenetica voglia di innovazione, perdendo di vista l'obiettivo. I ceti deboli hanno scelto, dal loro punto di vista giustamente, la strada più breve, quella più diretta, non sapendo che alla lunga, sarà quella peggiore.</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify">Terzo, che si lega con i due precedenti è la questione del radicamento e della presenza territoriale. Per la Sinistra, questo è la questione delle questioni. Il radicamento è difficile da costruire, facile da distruggere, complesso da mantenere in vita. Gli elementi che portano ad una costruzione di radicamento reale, efficace sono diversi. A partire dalla scelta delle classi dirigenti periferiche, da chi in prima persona è dedito alla costruzione, giorno dopo giorno, di politiche di Sinistra. Spesso, troppo spesso, si è partiti dalla fine. Non sono state le lotte e le vertenze territoriali, sui luoghi di lavoro, di studio o altro a far crescere i dirigenti, anzi nei momenti "caldi" sono stati mandati compagni a dirigere quello che non poteva essere diretto : il tale movimento, preferiva affidare la guida, la delega a chi dall'inizio e a pieno titolo era sul campo. I dirigenti della Sinistra, a maggior ragione se giovani, è sul campo che devono formarsi e non, come spesso è accaduto, nel legarsi al tale deputato o al tale dirigente regionale per mere conquiste di posizione. O ancora peggio, avendo approcci di tipo esclusivamente teorico : penso alle tante forze spese per seminari, riviste, dibattiti sul fatto, ad esempio, se davvero c'è stata tanta differenza tra Trocky e Zinoviev.</div><br /><br /><div align="justify">La credibilità della Sinistra ( lo insegna la storia del Pci e del Psi ante-craxi ) è una storia fatta anche di tanti ottimi amministratori locali, elemento di contatto e congiunzione tra i cittadini, i lavoratori e le istituzioni : anche qui si è spesso sbagliato. Troppo spesso questi luoghi si sono rivelati posteggi in attesa di elezioni più importanti, luoghi di clientele: la debolezza dei partiti che supportavano questi amministratori ha fatto si che questi diventassero ostaggio dei partiti più grossi ed organizzati. </div><br /><br /><div align="justify">La Sinistra deve guardare, con forza ad una classe di nuovi amministratori, che prendano il meglio della storia della Sinistra in Italia ( pragmatismo, compatibilità tra esigenze reali e ideologie ). Sarà, specie nel futuro, con una sempre maggiore voglia di federalismo e quindi di potere decisionale ai territori, una delle sfide più importanti della Sinistra. Ovviamente, senza arrivare alle degenerazioni : cioè quella di "schiacciarci" sulle istituzioni locali o quella peggiore di creare un doppio livello, il partito degli amministratori ed il partito degli altri. Va costruita una classe politica nei territori forte, dove agli amministratori va affiancata una solida struttura, radicata nel territorio e nei movimenti sociali. Questi nodi vanno affrontati e queste problematiche , come altre che sono state poste in questi giorni ( rapporto con i sindacati ad esempio ) saranno centrali nel prossimo futuro. </div><br /><br /><div align="justify">Purtroppo, pare già che si stia prediligendo la strada peggiore : quella che, da una parte vede un approccio nostalgico-ideologico ( costituente comunista, quindi che parla ad una sola parte della sinistra, quella di cultura terzinaternazionalista ), e dall'altra quella della fumosità ( Sinistra Arcobaleno, in tutte le sue voci ) e della resa dei conti ( parte del Prc ). Tutte queste strade, portano alla catastrofe. Abbiamo perso una grossa battaglia, ma dalla consapevolezza del ruolo storico che abbiamo, bisogna ripartire. Ricordando che i partiti sono un mezzo, e non un fine. Il compito non è quello di ricostruire il tal partito, ma quello di ridare al paese la Sinistra, cioè la speranza.</div><br /><span style="color:#cc0000;">Sinistra Socialista</span></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-14586371385023658302008-04-15T02:06:00.000-07:002008-04-15T16:11:02.432-07:00<span style="font-size:180%;">La Sinistra è scomparsa dal Parlamento. </span><br /><br /><div align="justify">La drammaticità del momento, ci induce ad evitare reazioni a caldo. Presto, ci esprimeremo su quanto è accaduto e soprattutto su quello che ci aspetta.</div><div align="justify">Intanto, riteniamo doveroso ( e questo dovrebbe essere costume solito per chi fa politica ) che i dirigenti della Sinistra si assumano le proprie responsabilità. Le dimissioni, possono essere un importante passaggio nella ricostruzione di un legame con il nostro popolo.</div><br />Sinistra SocialistaSinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-30133286200499492942008-04-08T05:17:00.000-07:002008-04-08T05:19:11.409-07:00La Cosa rossa si gioca tutto<div align="justify">di Aldo Garzia</div><div align="justify">da Il Riformista del 07/04/2008</div><div align="justify"><br />La linea del Piave è stata fissata all'8 per cento. Sotto quella soglia, il risultato di Sinistra-Arcobaleno verrà considerato dai contraenti del patto politico-elettorale una sconfitta. Eppure l'8 per cento è distante dal 10 che nelle elezioni del 2006 era la somma dei voti di Rifondazione, Verdi e Pdci. Questa volta, con l'apporto degli ex diessini di Sinistra democratica, era ragionevole considerare l'obiettivo minimo il consolidare un risultato a due cifre. Ma il realismo dei sondaggi ha stabilito che una trentina di eletti alla Camera e una decina al Senato sarebbe un risultato tutt'altro che disprezzabile, visti gli handicap che Sinistra-Arcobaleno ha dovuto patire nella campagna elettorale (dalla decisione di Walter Veltroni di fare harakiri dell'alleanza di centrosinistra dell'Unione che ha sostenuto il governo Prodi, alla rapidità con cui si sono sciolte le Camere).Non è solo il "voto utile" invocato dal Partito democratico a far soffrire la sinistra di alternativa. Quello che doveva essere un progetto pensato e processuale, è diventato una emergenza elettorale per salvaguardare una rappresentanza parlamentare di resistenza, prendere fiato e rilanciarsi in un mutato quadro politico. Gli elettori di sinistra, già delusi per l'esperienza di governo, sentono così più puzza di escamotage che profumo di novità. Anche la composizione delle liste elettorali contribuisce a questa sensazione. Poche novità, nomi scelti con la logica dei tagli rispetto alla passata rappresentanza parlamentare (quasi centocinquanta eletti tra Camera e Senato), riproposta della leadership di Fausto Bertinotti come unica personalità in grado di assicurare il minimo comune denominatore a Prc, Verdi, Pdci e Sd. Pur spostandosi il Pd ulteriormente al centro, non si è aperto di conseguenza più spazio a Sinistra-Arcobaleno. L'eventuale ritorno di Berlusconi al governo, inoltre, fa meno paura del 2001 e del 2006 (non fosse altro perché si tratterebbe di una "terza volta"), mentre l'idea di pareggiare al Senato solletica gli elettori più di sinistra che potrebbero decidere il voto disgiunto: Sinistra-Arcobaleno alla Camera, Pd al Senato (il contrario di due anni fa, quando il Prc con il 7,2 per cento fu premiato al Senato dove Margherita e Ds si presentavano divisi mentre alla Camera correvano uniti sotto il logo dell'Ulivo).Se la soglia dell'8 per cento non fosse raggiunta, si potrebbe assistere di conseguenza all'ennesima frammentazione della Cosa rossa e a qualche bagarre interna alle singole componenti. Il Pdci di Oliviero Diliberto ritornerebbe a casa propria, puntando sulle elezioni europee dell'anno prossimo. La maggioranza dei Verdi potrebbe avvicinarsi al Pd. Rifondazione andrebbe a un congresso dove chi è stato critico rispetto alle scelte del segretario Franco Giordano tenterebbe la rivincita (dalla minoranza di Claudio Grassi e Alberto Burgio fino all'ex ministro Paolo Ferrero).A colpire, più di ogni altra constatazione, è la dispersione della novità che al nuovo progetto di Cosa rossa poteva assicurare Sinistra democratica sia come cultura politica, sia come bacino di militanti e di elettori. Forse l'addio al Pd è arrivato troppo tardi e sulla base di una analisi che ha tardato a prendere atto della realtà («Il Pd non si fa, troppe contraddizioni sul tappeto», si è continuato a dire fino a un anno fa). Forse si sono logorati eccessivamente i rapporti tra Sd e la sinistra della Cgil (la candidatura nel Pd dell'ex segretario confederale Paolo Nerozzi). Forse è stato un errore non continuare a fare dell'appartenenza al socialismo europeo - che pure comparenel logo di Sd - l'asse identitarie) di un nuovo soggetto della sinistra. Sta di fatto che ora la maggioranza di Rifondazione e Sd hanno la responsabilità di rendere irreversibile il tentativo di Sinistra-Arcobaleno, qualunque sia l'esito del 13-14 aprile.L'Italia dei prossimi mesi - è il pessimismo della ragione a far pensare così - potrebbe essere l'unico Paese europeo dove, oltre a non esserci un Partito socialista corposo elettoralmente e politicamente, non ci sarebbe neppure una nuova sinistra in grado di punzecchiare il Pd (l'esempio della Linke in Germania, nata dalla fusione della sinistra socialdemocratica di Oskar Lafontaine e gli ex comunisti di Gregor Gysi, resterebbe un obiettivo tutto in salita). Mentre Izquierda unida in Spagna ha perso terreno per la coerenza programmatica di José Luis Rodriguez Zapatero sui temi dei diritti e delle libertà, e in Francia il ridisegno della sinistra radicale è destinato ad attendere le sorti della crisi del Partito socialista di Ségolène Royal, qui da noi sarebbe la nascita del Partito democratico ad aver determinato il ghigliottinamento di ogni altro tipo di sinistra non trascurabile dal punto di vista politico ed elettorale.Sarebbe quindi opportuno che al buon risultato in voti del Pd si possa affiancare anche la tenuta del progetto di Cosa rossa (e chissà il miracoloso 4 per cento del Partito socialista alla Camera). Primum vivere, deinde philosopharì recita una saggia e antichissima massima latina. </div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-1001037711502418912008-04-08T03:42:00.000-07:002008-04-08T04:00:17.279-07:00Bertinotti - stralcio del saggio pubblicato sul numero in uscita in questi giorni de Alternative per il Socialismo<a href="http://bp3.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_tM9D_SqSI/AAAAAAAAACc/aWwqEISsOZU/s1600-h/213x145_20080315_144245_10405974.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5186824007773759778" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_tM9D_SqSI/AAAAAAAAACc/aWwqEISsOZU/s320/213x145_20080315_144245_10405974.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify"><span style="color:#990000;">Pubblichiamo uno stralcio del saggio scritto da Fausto Bertinotti e pubblicato sull'ultimo numero di Alternative per il Socialismo.<br />Consigliamo vivamente la lettura del saggio, perchè al di la della condivisione o meno, come sempre Bertinotti mantiene le aspettative : non si ferma alla mera politica quotidiana, ma prova a " volare " più in alto, ad andare oltre il semplice appello al voto.</span></div><br /><div align="justify">-</div><br /><div align="justify">A un mese dalle elezioni del 13-14 aprile, la nostra riflessione non può che concentrarsi sulla natura della sfida in cui ci siamo impegnati con la nascita delle liste de la Sinistra, l'Arcobaleno. Non ci riferiamo, ovviamente, solo all'importanza di un successo o di un risultato comunque positivo: è l'essenza di ogni competizione elettorale, perfino oltre la logica dei vincitori e vinti, e in elezioni costituenti, come quelle che si preparano, la posta in palio è, nientemeno, che l'esistenza di una democrazia davvero pluralistica, contro la riduzione bipartitica del sistema. C'è un problema in più. A noi pare quello decisivo.<br />E' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia. C'è chi l'ha dichiarato esplicitamente. Più ambiziosamente la cancellazione della sinistra in Italia è consegnata alla combinazione di processi politici e istituzionali con delle mutazioni socio-culturali. Le elezioni saranno un passaggio decisivo. E solo un buon risultato elettorale de la Sinistra l'Arcobaleno può realizzare la condizione necessaria a che la sinistra possa occupare la scena politica del futuro del Paese. Ma qual è l'ambizione politica del progetto che abbiamo appena iniziato a costruire? Ed ecco un'altra "legge" troppo spesso trascurata: i cartelli elettorali, se come tali sono concepiti e come tali continuano a riproporsi, sono destinati a vita stentata ed effimera e, al fine, a dissolversi. Dunque, la Sinistra, l'Arcobaleno non può essere, né soltanto né prevalentemente, il frutto di un'alleanza contingente tra forze politiche affini, o una occasionale convergenza dettata dalla tumultuosa ristrutturazione in corso del sistema politico.<br />-<br />Noi la intendiamo come una sfida. Se vogliamo ricostruire la presenza protagonistica della sinistra sulla scena della politica, ridare corpo e senso alla sinistra dentro la società e nel conflitto sociale, tornare ad incidere nel senso comune, non possiamo che ricominciare da qui, dal cimento elettorale: ma sapendo bene che questa è soltanto una tappa, pur imprescindibile, di un percorso rifondativo molto più vasto.<br />-<br />Da questo punto di vista, la costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra (un soggetto unico, non necessariamente un partito, ma certo un'organizzazione politica autonoma, democratica, partecipata, unitaria ed autosufficiente) è per noi un processo irreversibile. E' un'impresa che può essere entusiasmante, nella quale spero che i "soci fondatori" investano le loro energie con la massima generosità possibile fino al loro trascendimento nel soggetto unitario e gli altri soggetti politici e culturali che costituiscono in Italia una sinistra ricca e diffusa si gettino nell'impresa senza riserve. Non avremo prove d'appello.<br />-<br />Ma in una parte del nostro elettorato, e anche dei nostri militanti e quadri dirigenti, circola un diffuso pessimismo. La sensazione di una sconfitta ormai consumata. La tendenza a smarrire non forse le ragioni, ma la "ragion d'essere" di un'impresa politica di sinistra. La paura di non farcela, ma, di più, un rilevante grado di sfiducia nella possibilità di risalire la china. Questo groppo di umori e di sentimenti viene da lontano, dalla sconfitta storica che abbiamo patito nel ‘900, ma viene anche e sopratutto da vicino, sta nelle delusioni accumulate nei due anni dell'Unione e del governo Prodi. Nè possiamo negarne la fondatezza, specie nell'era della baumaniana "liquidità" di tutto. Come negare, del resto, che il nostro tentativo di "cambiare davvero l'Italia", accedendo ad una alleanza di governo con i riformisti e con i moderati, puntando sulla permeabilità dell'esecutivo alle istanze dei movimenti, battendoci fino all'ultimo istante per innescare un'inversione di rotta nelle politiche sociali e nella redistribuzione della ricchezza, è stato nel suo dato di fondo sconfitto? Come non vedere che il governo Prodi ha pur fatto alcune cose buone, ma non ha fatto l'essenziale, vale a dire quel cambiamento del Paese che era alla base della sua pur risicata vittoria elettorale?<br />-<br />E tuttavia sarebbe del tutto errato indurre da questo (provvisorio) bilancio (che andrà ben altrimenti approfondito, nei tempi e nelle sedi opportune) una qualche conclusione "definitiva". Le difficoltà sono rilevanti e non vanno né sottaciute né sottovalutate - infuria a tutt'oggi proprio su di noi quella crisi della politica che per parte ampia coincide proprio con la crisi della sinistra. Ma è falsa, non è fondata nella realtà, l'immagine di un Paese desertificato, ormai deprivato di storie, culture, esperienze connesse al movimento operaio e alla sinistra, ormai esposto soltanto al "saccheggio" delle destre, delle forze moderate o centriste o comunque lontane da ogni ipotesi di trasformazione. Un Paese, insomma, nel quale noi, Sinistra, ci aggireremmo come una (presunta) avanguardia isolata, se non obsoleta, attardata e nostalgica, se non conservatrice. E che non avrebbe più bisogno della dialettica destra-sinistra che, come ripete Massimo Cacciari, "è finita da quarant'anni", sepolta dalla cosiddetta morte delle ideologie.<br />-<br />Invece, in Italia oggi, c'è un muro da abbattere, quello che separa una sinistra impedita di esserlo dalla solitudine in cui è precipitata la propria condizione sociale. Tocca a noi abbatterlo, ricostruendo una sinistra credibile. Le risorse ci sono. Nell'Italia, pur devastata da un ventennio di egemonia neoliberista, esiste una sinistra sociale e culturale - una "sinistra del vivere" - che ha parzialmente liberato più d'un territorio, più d'una soggettività, più di un'alterità singola o collettiva. Essa è certamente assai più grande delle forze politiche che si sono provate a rappresentarla, anzi talora è da esse lontana - o ne diffida profondamente. Ma c'è, ed è anzitutto a questo serbatoio prezioso di esperienze e di pratiche che dobbiamo avere la volontà e la capacità di riferirci. Quel crogiolo di proposte e di lotte che, a cominciare dalle mobilitazioni contro la precarietà e dalla durissima conquista del contratto metalmeccanico, ha portato sulla scena centinaia di vertenze per l'ambiente e la salute, per l'acqua, per l'alternativa energetica, per la difesa (e la conquista) di diritti civili essenziali. Quel crogiolo in cui vivono esperienze interessanti di lavoro autonomo e di nuove comunità. Ma anche, oltre ai movimenti vecchi e nuovi, quel macrocosmo di "lavoro pubblico buono" (insegnanti eccellenti pagati 1500 euro al mese, operatori della cultura disponibili a straordinari gratuiti pur di consentire l'accesso a un Museo, medici e infermieri dediti al loro lavoro come a una funzione sociale, artisti alla ricerca della qualità prima che del successo facile) troppo spesso oscurato dalle campagne, pur talora fondate, contro i disservizi del pubblico. E' un'altra Italia, ricca di pratiche demercificate. Non riconosciuta, non valorizzata, non rappresentata, e perciò bisognosa di riconoscimento, messa in valore, rappresentanza: questa sarebbe la novità reale, capace di sconfiggere la cultura del nuovismo, in questo nostro Paese. Questo è anche l'impegno primario di una sinistra nuova: più che un impegno, anzi, una missione storica, una vocazione, un programma, che è poi un orizzonte concreto, ben prima che un elenco di obiettivi "giusti". E' la stessa domanda che si manifesta crescentemente in molte iniziative della campagna elettorale appena la richiesta di un voto per la Sinistra l'Arcobaleno viene sormontata dall'impegno a partire da e per dar vita, senza alcuna incertezza, alla costituente di una nuova organizzazione della politica italiana.<br />-<br />Ma quale orizzonte? Quale terrestre "al di là", come diceva Rosa Luxemburg, che può nascere soltanto nel fuoco quotidiano dell'"al di qua", nella ribellione alle ingiustizie, nella centralità della persona e dei suoi diritti, nel rifiuto della logica del mercato e dell'impresa come paradigma sovraordinatore e totalizzante delle relazioni sociali? Noi possiamo chiamarlo "nuovo umanesimo", o "centralità dell'umano", pur consapevoli della imperfezione relativa di queste espressioni. Ma persuasi del carattere regressivo - in questo senso "disumano" - che va acquistando il capitalismo del nostro tempo. Forte di una rivoluzione scientifica e tecnologica senza precedenti, forte della creazione, inedita nella storia, di un mercato mondiale unico e di un dominio pressoché incontrastato della forma di merce, forte, ancora, del drammatico indebolimento della politica organizzata, quella affermatasi col movimento operaio, esso produce una crescita economica oramai radicalmente separata dallo sviluppo umano - dai bisogni e dai diritti delle persone come della Natura. Una crescita in sè generatrice di diseguaglianze enormi e di catastrofi ambientali. Una competizione "animale", talora selvaggia, che produce l'orrore della Guerra (e del suo gemello, il terrorismo). Una pratica dello sviluppo, alla fine, che non riesce più ad utilizzare le straordinarie risorse umane che si affacciano sulla scena del mondo - ed anzi, le spreca, le dilapida, le umilia, le distrugge a ritmi crescenti. Non è malvagità, ma cecità sistemica - e caos.<br />-<br />Per la prima volta nella sua lunga vicenda storica, la sinistra è dunque chiamata a un compito radicale: la salvezza dell'umanità. Non si tratta più, soltanto, di liberare il proletariato dalle catene dello sfruttamento e dell'alienazione ma di farlo all'interno della liberazione della specie dal rischio della catastrofe. Ovvero, quel proletariato è cresciuto a dismisura, in Italia e nel mondo, nei rapporti di produzione, nella produzione di scienza e conoscenza, nei suoi confini, eppure intanto si è fatta difficile la possibilità di riconoscersi nell'appartenenza ad una comune identità, la concreta possibilità di costituirsi in coalizione, in forza di cambiamento. Per questo, non siamo profeti disarmati, ma dobbiamo sapere qual è la portata reale dell'impresa. La nuova sinistra nasce a "vocazione maggioritaria". Ma, per l'altra faccia della stessa medaglia, senza la rinascita di una sinistra dell'eguaglianza e della libertà che muova dalla critica di questo ultimo capitalismo esce dalla scena politica proprio il suo tema fondamentale: la trasformazione della società. (...)<br />-<br />Il richiamo alla politica, naturalmente, non ha nulla di neutro. Quale politica può davvero contrastare la disaffezione e la sfiducia? Quale politica potrà dirsi davvero riformata? E' il tema ineludibile della Grande Riforma a cui "la Sinistra, l'Arcobaleno" è chiamata. Che dovrà avere un segno (e un senso) etico forte, proprio perché tutte le questioni della politica, dal salario ai diritti civili, sono "eticamente sensibili". Per noi deve potersi rintracciare l'origine nella liberazione dell'uomo da ogni forma di sfruttamento e di alienazione, mentre deve poter fondare la pratica politica sulla sobrietà, sulla coerenza tra il dire e il fare, su autentiche pratiche nonviolente, che bandiscano da sé le propensioni gerarchiche e autoritarie.<br />-<br />In questo senso - non è questa certo una riflessione conclusiva - bisogna mettere al centro il tema di una nuova "connessione sentimentale", tra dirigenti e militanti, tra protagonisti politici e popolo, tra la Sinistra l'Arcobaleno e i soggetti del suo progetto. Ma le emozioni, i sentimenti e le passioni che nutrono la buona politica non camminano da soli, né rappresentano semplicemente il nostro lato emotivo, irrazionale, spontaneo: per costruire una nuova connessione sentimentale, dalla quale il nuovo soggetto della sinistra tragga linfa e vitalità, servono emozioni collettive, passioni condivise, volontà e capacità di mettere in comune indignazione, collera, dolore, fervore della rinascita, gioia e allegria. Serve un lavoro, vero e proprio. Servono tutti I colori dell'arcobaleno, per sconfiggere il nero che ci sovrasta. E serve, forse, prima di ogni altro, per chi si rimette in cammino quel prezioso riferimento rivoluzionario che mosse i nostri antenati un po' più di duecento anni fa: la Fraternità.<br />-<br />Conclusione: un voto per la Sinistra, l'alternativa. Il cerchio si chiude così dischiudendo la strada ad un nuovo cammino possibile, la rinascita di una nuova sinistra in Italia con un orizzonte europeo. Il compito è rimettersi in cammino, rinunciando ad ogni rendita di posizione (a che vale ormai?) e investendo sentimenti e ragione nella costruzione di un progetto politico di liberazione e di un soggetto politico all'altezza delle più ambiziose domande di partecipazione e di riforma della politica. Conquistare il voto per la Sinistra, l'Arcobaleno alle lezioni del 13 e 14 aprile è, ora, il primo passo e la conquista della condizione necessaria per ricominciare. </div><br /><div align="justify">-</div><div align="justify"><br /> </div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">Proviamo a fare qualche riflessione, limitandoci a questo stralcio, e limitandoci ad evidenziare esclusivamente ciò che non condividiamo. Evitiamo quindi, inutili ripetizioni.<br />Bertinotti lo dice subito a chiare lettere : " E<em>' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia </em>". E' questo l'assunto principale del saggio e da qui Bertinotti fa partire le sue riflessioni.</span></div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">Noi condividiamo questa affermazione, ma crediamo anche che questo elemento non puo' essere ricondotto esclusivamente a colpe " altrui " ( volontà del poteri forti, nascita del Pd ecc. ).</span></div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;"> La sconfitta storica della sinistra in Italia ha radici profonde e nel passato, più o meno recente. E se del passato l'attuale classe dirigente della sinistra puo' " chiamarsi fuori ", della situazione attuale è doveroso che si assuma la sua parte di responsabilità. A partire, ovviamente, da Bertinotti. In parte, l'autocritica c'è, ma crediamo che non sia sufficiente. Naturalmente siamo lontani dal voler fare processi politici, ci limitiamo a considerazioni. L'elemento che mettiamo in evidenza è il fatto che ci sono stati settori non marginali della sinistra - non solo nel Prc - che alcune questioni su come si è arrivati al governo e sul come si è stati in quel governo, le hanno poste. Purtroppo, c'è stato un evidente deficit di " ascolto ". Commentando altri articoli pubblicati su questo sito, abbiamo già toccato questo argomento. E' chiaro che adesso - e Bertinotti non lo nasconde - il sentimento prevalente tra il corpo militante della Sinistra, ma anche tra gli elettori è quello della pessimismo e della disillusione : sarebbe sbagliato nasconderlo. </span></div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">Ma crediamo anche, che alcune forzature potrebbero continuare ad alimentarlo. Riteniamo sbagliato il voler procedere sulla strada dell'unità in un modo tutto politicista e senza reale partecipazione di tutti. Crediamo che per costruire un soggetto ( ma che punti a diventare un partito vero e proprio, strutturato per reggere il confronto con partiti che si strutturano e potenziano sempre di più - vedi il Pd ) la fretta sia una cattiva consigliera. I malumori presenti in settori del Prc, Pdci e Verdi sono un elemento da tenere ben presente. Anche qui, crediamo sia più utile proseguire nella strada che porti a convincere i compagni e non portarli alla ratifica di decisioni già prese. Con discussioni all'interno dei partiti e con i soggetti che vedono nel processo dell'unità a Sinistra una <em>necessità storica</em>.</span></div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;"> Altrimenti, le fondamenta della nuova Sinistra verrebbero seriamente minate. Le necessità di un soggetto unico e forte, radicale ed anticapitalista, che sappia raprresentare, come più volte Bertinotti ha detto, quella " <em>sinistra diffusa</em> " è una esigenza reale alla quale non possiamo sottrarci. Ma, proprio per questo, riteniamo sbagliati comportamenti che portano ad un ulteriore frammentazione, e quindi alla sconfitta. </span></div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">Ci vogliamo limitare per ora solo a queste brevi considerazioni, anche perchè riteniamo che, in questi ultimi e preziosi giorni di campagna elettorale, la cosa più utile da fare sia utilizzare tutte le energie per la conquista di ogni voto " utile ", cioè di quei voti che rafforzeranno la costruzione di una nuova Sinistra.</span></div><br /><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">-<br />Sinistra Socialista</span></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-80533886150208066462008-04-05T03:29:00.000-07:002008-04-05T03:31:15.669-07:00Boselli sul caso Pecoraro Scanio<div align="justify">Condividiamo in toto le dichiarazioni di Enrico Boselli sulla vicenda Pecoraro Scanio.</div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;"></span> </div><div align="justify"><span style="color:#cc0000;">Sinistra Socialista</span></div><div align="justify">-</div><div align="justify"> </div><div align="justify">Roma, 4 apr. (Apcom) </div><div align="justify">-</div><div align="justify"> “È assordante il silenzio dei due maggiori partiti attorno a Pecoraro Scanio”. È quanto afferma Enrico Boselli, candidato premier del Partito socialista.<br />“Ancora una volta - continua Boselli - assistiamo al fenomeno del garantismo a targhe alterne e nessuno sembra preoccuparsi granché dei rischi dell’ennesimo linciaggio mediatico a pochi giorni dal voto. Come mai Veltroni non spende una parola per un ministro del governo Prodi? E perché tace Berlusconi che se fosse capitato a lui avrebbe già strillato contro la giustizia a orologeria? Il garantismo è la strada maestra per tutelare la giustizia”.</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-3523951695847581992008-04-04T03:01:00.000-07:002008-04-04T03:43:34.487-07:00Socialisti e Sinistra Arcobaleno<div align="justify"><em>In queste ore, non poche dichiarazioni su possibili rapporti tra PS e SA. Si sono espressi, oltre Bertinotti, anche Boselli, Migliore, Grillini. Un nostro breve commento, ma sulla questione - che riteniamo importante - ci ritorneremo.</em></div><div align="justify">--</div><div align="justify">Abbiamo da tempo valutata come possibile ed auspicabile una collaborazione con i socialisti del Ps su alcuni temi specifici ( laicità, diritti civili, istruzione pubblica ) come nelle amministrazioni locali. Ma, francamente, nonostante il nostro non pregiudiziale approccio, andare oltre, oggi, è davvero difficile. </div><div align="justify">Farlo, creerebbe esclusivamente possibili fratture all'interno dei due schieramenti ( nel PS e nella SA ). Se è vero che non pochi temi uniscono, tanti e fondamentali dividono : i riferimenti storici al passato socialista italiano per lo Statuto dei Lavoratori, come la politica sul medioriente possono trovare casa nella SA, ma nel PS queste questioni vengono citate esclusivamente come " patrimonio storico ", non vengono più declinate nelle loro politiche quotidiane. Faciamo un esempio. E' davvero immaginabile che chi praticamente rivendica <strong>legge 30</strong> ad esempio possa trovare forme di collaborazione con chi la vuole fortemente cambiare, quando non cancellare ? Dirigenti che fino a pochi mesi fa erano con il centro destra, possono trovare forme di collaborazione con la SA ? Con tutta la buona volontà, lo troviamo davvero improbabile. E' chiaro che è auspicabile che una cultura socialista ( intendendola nella variante " temperata " un po' meno di sinistra ) sia presente in una Sinistra più ampia. Serve per ingrandire il fronte che vuole contastare il duopolio PD-PDL, serve per i lavoratori, serve per i giovani, per le classi meno abbienti. Ma la nuova Sinistra, deve parlare di un nuovo Socialismo, deve essere coerentemente e modernamente anticapitalista, non puo', altrimenti non è, limitarsi ai soli diritti civili ed alla laicità.</div><div align="justify">-</div><div align="justify">Sinistra Socialista</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-26541390718892797752008-04-02T12:54:00.000-07:002008-04-03T08:10:36.812-07:00E Bertinotti tese la mano ai «compagni socialisti»<a href="http://bp3.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_PlZD_SqRI/AAAAAAAAACU/7hDV0pnqUOU/s1600-h/rosa_.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184739814763833618" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_PlZD_SqRI/AAAAAAAAACU/7hDV0pnqUOU/s320/rosa_.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify"><em>di S.C. da l'Unità del 02/04/2008</em></div><br /><div align="justify">---------------------------</div><br /><div align="justify">Marciare divisi per colpire uniti può andare bene solo fino a un certo punto, poi bisogna fare fronte comune. Ecco perché Fausto Bertinotti tende una mano ai «compagni socialisti», auspicando l'apertura di un dialogo all'indomani del voto. «La questione di una forza socialista in Italia è un problema aperto, in questa campagna non ha una risposta soddisfacente», nota il presidente della Camera nel corso di una videochat sul sito web della Sinistra arcobaleno. Da qui la proposta a tutte «le componenti socialiste che sono interessate alle sorti della sinistra italiana» di aprire un canale di comunicazione che parta dalla «vicinanza sulla laicità, sull'idea di difendere la persona da ogni forma di oscurantismo».Al candidato premier della Sinistra arcobaleno non sfugge che con Enrico Boselli e i suoi ci sono anche elementi di diversità, in particolare sul teneno della politica economica e sociale: «I socialisti si sono andati convincendo dell'utilità di una politica sostanzialmente liberale, dell'idea della privatizzazione, che invece secondo me ha fallito». Ma Bertinotti si rende anche conto che quello che definisce il «duopolio» Pd-Pdl mette a rischio l'esistenza stessa di grandi famiglie culturali e politiche italiane. E se l'unità della sinistra cosiddetta radicale è per Bertinotti «questione di vita o di morte», le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato dell'attuale legge elettorale mettono i socialisti di fronte a un serio rischio di estinzione in Parlamento. La risposta di Boselli non si fa attendere, ma contiene anche elementi critici: «Un patto in difesa della laicità va fatto, ma andrebbe fatto prima del voto», dice il candidato premier del Partito socialista. «Bertinotti, invece, scegliendo programmaticamente di stare all'opposizione, ha reso impercorribile il cammino di un accordo comune per una sinistra riformista e socialdemocratica». Accenti polemici che al quartier generale della Sinistra arcobaleno vengono minimizzati. Un po' perché lo stesso Boselli ammette comunque che il dialogo «resta fondamentale» perché «i diritti di libertà e di laicità chiaramente non passano il Pd di Veltroni e Di Pietro». Un po' perché all'interno dello stesso Partito socialista c'è chi, come Lanfranco Turci, dice che al di là delle differenze tra sinistra movimentista e sinistra riformista, «è giusto tenere aperto un confronto in vista di un futuro post elettorale» in cui il punto interrogativo sarà il ruolo che giocherà il Pd.Comunque vadano queste prove di dialogo, Bertinotti è convinto che quello dell'unità a sinistra è un «processo irreversibile», che dopo il voto di aprile bisogna aprire il processo costituente della Sinistra arcobaleno che vada ben al di là della «ipotesi federativa» di cui parla Oliviero Diliberto e che in questa fase «è meglio passare per l'opposizione, ricostruire i rapporti di forza, di partecipazione e quindi l'emozione".</div><div align="justify">-----</div><div align="justify"><em><span style="color:#cc0000;"><strong>Diciamo semplicemente, che nel momento in cui avere nuovi diritti civili è sempre più difficile, la chiesa e il suo apparato prepotentemente condizionano la vita politica e sociale del paese, si arriva a dover fare battaglie di difesa di diritti acquisiti da decenni, la collaborazione con i socialisti del PS è più che mai positiva. Le differenze su tanti altri temi sono evidenti ( inconciliabili le posizioni del PS su politiche del lavoro ed internazionali con una sinistra anticapitalista ), ma questo non deve impedire un dialogo su quanto unisce.</strong></span></em></div><div align="justify"><em><span style="color:#cc0000;"><strong>-</strong></span></em></div><div align="justify"><em><span style="color:#cc0000;"><strong>Sinistra Socialista</strong></span></em></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-63500569588823783482008-04-01T14:11:00.000-07:002008-04-01T14:13:40.394-07:00Anche con la 194 scegliamo la vita. Alberta risponde a Marianna.<div align="justify">Pubblichiamo la lettera di Alberta, in risposta a quella pubblicata oggi sul Corriere della Sera. <em>da </em><a href="http://www.sinistrarcobaleno.it/"><em>www.sinistrarcobaleno.it</em></a></div><div align="justify">----------------------------------<br />Marianna,mi permetto di darti del tu - forte del fatto che siamo coetanee, anzi, io ho un anno in meno di te - presto so che dovrò chiamarti Onorevole Madia, poichè la tua posizione in lista è una scelta forte, anche coraggiosa, e che certo ti ha procurato qualche discutibile rogna, oltre che la certezza della tua elezione.Giovani donne in politica ce ne sono davvero poche, figuriamoci in Parlamento. Quindi il mio più sincero in bocca al lupo, innanzitutto. Tuttavia, Marianna, non posso che contestare i contenuti che esprimi. Sono rimasta sconcertata di fronte all’intervista che hai rilasciato qualche giorno fa. Che il PD fosse un partito di centro, lo si sapeva; quello che ora è lampante è che tutta questa “novità” che Veltroni sta sbandierando altro non è che l’ennesima trovata di facciata dietro la quale si nasconde un programma più vicino alle gerarchie ecclesiastiche che ai giovani e alle giovani che ti candidi a rappresentare.Innanzitutto, l’aborto non è il fallimento della politica, bensì una conquista del movimento delle donne, una conquista della laicità, sancita con la vittoria ad un referendum nel ‘78. Ma è anche di più. L’aborto è una scelta dolorosissima, ma è pur sempre una scelta, copiuta da una donna che decide - liberamente e consapevolmente - del suo corpo. Tu dici che la vita è vita dall’inizio alla fine… ebbene, Il nostro sì, Marianna, è l’inizio di una relazione, l’inizio della vita stessa, per questo, quel sì non può esserci estorto. Definisci l’aborto fallimento etico, ma come? Semmai, il fallimento è rimettere in discussione la nostra autodeterminazione per fini strumentali come quello di strizzare l’occhio al Vaticano. L’aborto non è un anticoncezionale e non è usato in tal senso da noi donne. Riconosciamo però che un grave - gravissimo - problema si pone per le minori e le donne straniere che abortiscono ancora clandestinamente tramite il Cytotec, un farmaco divenuto tristemente famoso grazie alle chat e i forum dove le giovanissime si scambiano informazioni su quanto usarne per interrompere la gravidanza senza finire emorragiche in ospedale. Anche noi scegliamo la vita. Scegliamo la vita di quelle ragazzine e di quelle donne! Scegliamo che si facciano dei seri programmi di educazione affettiva e sessuale all’interno delle nostre scuole, che si parli di diritto all’autodeterminazione a partire dai 14 anni, che si rafforzino i nostri consultori perchè possano tornare ad essere quei luoghi laici dove trovare informazioni e sostegno nei momenti di difficoltà. Gli operatori che vi lavorano sono straordinari nella loro professionalità nonostante i continui tagli a cui sono sottoposte le strutture e gli incessanti attacchi che culminano sempre nella proposta scellerata di permettere a movimenti paravaticani di presidiare le strutture coinvolte nell’ivg.Parli di famiglia, e ne siamo felici! Ma di quale famiglia stiamo parlando? Noi lavoratrici precarie non possiamo neppure permettercelo il sogno di una famiglia, poichè sulla nostra testa pesa la spada di Damocle del rinnovo del contratto, perchè ci chiedono di aprirci una falsa partita iva (con un unico committente!) per potersi sbarazzare di noi senza pagarci la maternità. Il sogno di diventare mamma per noi è accantonato. Oggi la scelta non è più maternità o carriera, ma maternità o lavoro: per questo chi difende la famiglia non mette in discussione la legge 194 ma la legge 30. Altro che bonus bebè, Marianna, che ce ne facciamo del bonus bebè? Un figlio è a tempo indeterminato.Parliamo anche noi di famiglia, anzi famiglie, di riconoscimento delle unioni di fatto e istituzione dei matrimoni per le persone omosessuali. Unioni d’amore, unioni in cui si sceglie la vita. In cui nascono figli, nonostante voi vi ostiniate a rimuovere questa realtà: l’omogenitorialità e la transgenitorialità esistono e i bambini e le bambine crescono sani e sane nonostante le vostre mistificazioni. Nonostante l’assenza di partecipazione e diritti riconosciuti dalla politica.Marianna, tu dici di rappresentare la “generazione Erasmus”, abbiamo la stessa età ma siamo di due generazioni diverse: io appartengo alla generazione di chi si è pagata l’università facendo la baby-sitter, di chi con un master finisce a lavorare in un call-center, delle tante lavoratrici precarie che passano da uno stage all’altro sentendosi dire “del rinnovo del tuo contratto ne parliamo a cena”.Vogliamo vivere in una società in cui parlare di “uguali diritti” non sia ritenuto “pazzo” o “coraggioso”, ma GIUSTO, e poi scontato, superfluo.Noi vogliamo cambiare il mondo.Il pd, ha cambiato tutto per non cambiare un bel niente!</div><div align="justify">--<br />Alberta Xodo, Sinistra l’Arcobaleno</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-14414425986822300852008-03-30T19:25:00.000-07:002008-03-31T01:29:37.672-07:00La Sinistra non vi piace ? Neanche a me - da Liberazione del 30-03-08<a href="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_Cg6D_SqPI/AAAAAAAAACE/zCg1RGZ5-ag/s1600-h/20-ottobre-corteo.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5183820090467068146" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R_Cg6D_SqPI/AAAAAAAAACE/zCg1RGZ5-ag/s320/20-ottobre-corteo.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify">di Graziella Mascia - da Liberazione del 30-03-2008</div><br /><div align="justify">-----------------------------------------------------------------</div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify">«Andrò a votare la Sinistra arcobaleno solo perché una voce di sinistra sopravviva», scrive Alessandro Dal Lago», «...Perché mai dovrebbero costoro essere convinti a votare a sinistra da retoriche di tipo ecologista, da quell'appello alla mobilitazione generale per salvare la Sinistra (e naturalmente la Politica) che ricorda l'appello a votare il panda?», si chiede Sandro Mezzadra.Perché é così difficile questa campagna elettorale? Perché, fra attese e speranze, puoi trovare facilmente quello che ti dice: "Alla fine ti voterò, ma sono deluso?"Non c'entra il voto utile, il pareggio. Alla fine il timore di un paese all'americana, con due soli partiti sempre più simili, può superare lo scetticismo e premiare una Sinistra che vuole tenere aperto uno spazio pubblico. Ma non basta. Quello che ci si chiede è un impegno di rinnovamento profondo che va oltre, è un progetto che guarda al dopo.Chi non ha ancora sentito, in questa esperienza di campagna elettorale, sciogliersi le diffidenze, solo dopo aver nominato il soggetto politico del dopo?Per questo, forse è arrivato il tempo di guardare in faccia i problemi, di iniziare la ricerca per il dopo.C'è una distanza che ci separa dagli operai, che considerano la politica "altro", dai loro vissuti quotidiani, fatti di salti mortali per arrivare a fine mese, di ricatti del padrone che cancella diritti e norme di sicurezza, e circondato da un progressivo disconoscimento sociale che li ha costretti a un'identità collettiva separata.<br />Come c'è la difficoltà di generazioni più giovani a sentirsi parte di esperienze politiche, che portano il segno della fabbrica fordista e delle lotte degli anni 70, mentre loro sono nati sotto sotto il segno della precarietà e della dipendenza economica dai genitori.Ma, quando, non le critiche, ma la distanza da noi coinvolge intellettuali di prim'ordine, che certo non fanno fatica a copmrendere le difficoltà oggettive nel rapporto con i poteri forti, e , semmai, hanno da insegnarci sui nuovi fenomeni mondiali, il discorso è diverso. Vuol dire che qualcosa si è rotto.La questione non è il fatto di essere andati al governo, nè tantomeno il " quanto " abbiamo portato a casa. Il punto è " come " abbiamo affrontato questa esperienza, il come noi stessi siamo sembrati " parte " di quelle istituzioni o di quel governo, nonostante le battagle parlamentari condotte o le manifestazioni organizzate. Nessuno, mi pare, dubita del nostro programma, e la domanda va oltre il rapporto con le istituzioni o il governo. Riguarda il nostro agire poltico, la mancata condivisione, di un percorso, e , soprattutto, la non corrispondenza tra dire e il fare." Voi 8, noi 6.000.000.000 " - diceva lo slogan contro il G8 che ha fatto vincere il movimento, nell'immaginario di milioni di giovani da Seattle a Genova.In quelle parole c'era tutto: al denuncia di vecchie e nuove ingiustizie, ricerca e proposte alternative discusse in migliaia di incontri, storie locali e lotte collettive. Ma soprattutto c'era una critica al potere, agli assetti consolidati, ai luoghi di decisione a-democratici, a ogni forma di autoritarismo.E c'era un'allusione a nuove pratiche politiche , a nuove esperienze di rappresentanza e di democrazia diretta. Ecco, qui sta il punt, la delusione, la distanza. La critica non perchè non siamo ancora riusciti a cambiare il mondo, ma è perchè non siamo riusciti a cambiare noi stessi. A un processo di innovazione nella cultura politica non ha corrisposto nessuna innovazione organizzativa. Abbiamo pensato di poter cambiare tutte le idee senza cambiare gli strumenti per realizzarle. E così la nostra elaborazione sulla non violenza e sulla critica al potere si è persa. E così la critica femminista, al simbolico della cultura maschile, non ha cambiato di segno la pratica di relazione politica, il rapporto quotidiano nello stare insieme, la valutazione del fare nella selezione dei gruppi dirigenti, la logica di costruzione delle liste. Riusciamo a portare più donne nelle istituzioni e nei luoghi di direzione, e non è poco, ma questo ancora non ha rotto le dinamiche classiche, di competizione conformiste e allo stesso tempo aggressive, che la sinistra storicamente riproduce. Non è solo un problema di partiti. Sono questioni che riguardano tutti i soggetti che hanno fatto il movimento. Ma noi abbiamo una responsabilità in più, che ci deriva dalla delega istituzionale che chiediamo.Penso che dobbiamo ricominciare da qui, da un lavoro di cura, della ri-costruzione di una pratica di relazione, di apertura e di inclusione non parolaia, dalla condivisione collettiva di una ricerca progettuale. In luoghi di agio e di scambio di saperi.E' tempo di ricominciare, di ricominciare proprio tutto, di riprovarci. E soprattutto in nome della Sinistra del dopo 14 aprile possiamo chiedere oggi un voto.</div><br /><div align="justify">------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------</div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"><span style="color:#cc0000;"><em>Abbiamo pubblicato questo articolo scritto da un importante esponente del Prc, pubblicato oggi su Liberazione. Non ne condividiamo in parte i contenuti e seppur brevemente, ne esplicitiamo i motivi.<br /></em><br />Lo spunto è stato l'interessante articolo del professor Dal Lago di qualche giorno fa ( e che è possibile leggere anche su questo sito ).<br />Innanzitutto, non condividiamo la liquidazione della teoria del “ voto utile “ come elemento di difficoltà della SA. Chiunque è impegnato nei territori, nel proprio ambito di lavoro per questa campagna elettorale sa benissimo che questo elemento pesa molto tra i lavoratori, tra i giovani, tra i pensionati, specie tra quelli meno “ politicizzati “ e tra quelli giustamente “ antiberlusconiani “ doc. L’attacco pesantissimo subito nei cinque anni del governo Berlusconi ha fatto si che la sola idea di un suo ritorno al governo faccia fare quadrato intorno all’unico partito percepito come una possibilità concreta ad ostacolare la vittoria del centro destra. Gli appelli, l’agitare lo spauracchio delle grandi intese, dei programmi simili ( elementi più che reali ) potranno fare presa tra i militanti, tra i maggiormente politicizzati, ma convincere fasce larghe di persone è un compito molto arduo, anche se non inutile.<br />E’ vero in parte poi, che la speranza di un “ dopo “ per il soggetto unico sciolga alcune riserve, la voglia diffusa – come anche l’esigenza – di unità delle sinistre è da considerare, ma non crediamo sia ora questo elemento a fare la differenza, a spostare i grandi numeri. E’ un ragionamento ancora troppo interno alla politica e a chi la fa più o meno per “ mestiere “.<br />Terzo punto. E’ palese che la distanza, lo scollamento tra gli operai, tra i ceti più deboli e la Sinistra : è un dato di fatto. Ma lo si voglia o no, la questione del governo, dell’ormai scorso governo, è centrale. Perché nel 2006, le aspettative legittime dei ceti popolari sono state tradite. Ai lavoratori, poco interessa il “ come abbiamo affrontato questa esperienza “ : si era accettato un programma ( una mediazione in linea di massima al ribasso ) che comunque non è stato attuato. Ad un giovane precario, ad un operaio, ad un pensionato al minimo poco importa se le pratiche della Sinistra non hanno portato ad un cambiamento di “ noi stessi “, se le innovazioni politico-culturali non sono state sufficienti ( siamo sicuri poi che erano tutte necessarie ? ) , loro si aspettavano un cambiamento della politica, di quella sociale ed economica in primis, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.<br />Fa bene poi Graziella Mascia ad evidenziare il limite avuto tra “ il dire ed il fare “, ma è o non è necessaria una assunzione di responsabilità da parte di chi, in più momenti, è stato il più strenuo difensore di un governo lontano dalle aspettative popolari ? E’ questa ovviamente, non una critica ad personam, ma ad un interno gruppo dirigente.<br />Si crede davvero che il non investimento sulla non-violenza ad esempio ( concetto che accettiamo qui ed ora, ma che non riteniamo utile assolutizzare ) sia stato tra le cause della frattura tra la Sinistra ed una parte consistente del suo blocco sociale ?<br />Noi crediamo di no . Crediamo che sarebbe stato utile puntare su alcuni punti politico-programmatici, concreti e su quelli fare battaglia, senza se e senza ma. Invece, la timidezza nel produrre conflitto su temi caldi ( in quanti territori si sono create discussioni molto forti sul fatto che l’adesione alla tale lotta o alla tale manifestazione sarebbe stata vista come un attacco al governo…) , ha portato ad una - almeno in parte - perdita di credibilità.<br />La composizione dei gruppi dirigenti poi, è altro elemento fondamentale : sia a livello nazionale che locale. E’ il limite, a nostra giudizio, non è stata tanto la “ critica femminista al simbolico della cultura maschile “ ( non che il problema non sia reale ), quanto il fatto che spesso è stata la fedeltà a quello o a quell’altro dirigente ad influire nella creazione dei gruppi dirigenti. Una forza di Sinistra non può permettersi cose del genere.<br />Ora va chiesto un voto con forza, per spezzare il duopolio liberista, per mantenere in vita una speranza ed una voce “ fuori dal coro “ , ma dal 14 aprile è necessaria la buona volontà, i contributi e l’onesta intellettuale da parte di tutti per costruire una Sinistra larga, forte, plurale e credibile : ma per fare questo, è necessario che essa sia ben organizzata ( lo scontro per l’egemonia tra i ceti popolari contro la “ fortezza “ PD ci obbliga ad un soggetto ben strutturato ) e soprattutto realmente alternativa ed autonoma dal riformismo moderato.</span> </div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"><strong><span style="color:#cc0000;">Sinistra Socialista</span></strong></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-32984638972161999312008-03-26T13:31:00.000-07:002008-03-30T10:27:30.962-07:00Sinistra, sono deluso ma ti voto<div align="justify">di Alessandro Dal Lago da Liberazione del 25/03/2008</div><div align="justify">---------------------------------------------------------------------</div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify">Mi hanno chiesto di sottoscrivere un appello per la Sinistra arcobaleno. Sono un po' in imbarazzo perché sta per uscire un mio breve pezzo su "Micromega" in cui, tra il serio e il faceto, ma con amarezza, dico che oggi, a un meno di un mese dalle elezioni, non voterò il Pd, in quanto partito centrista di cui non condivido praticamente nulla, ma non voterei nemmeno la Sinistra arcobaleno, perché sono un elettore (di Rifondazione) profondamente deluso.A rischio di sembrare tentennante o pentito, accolgo l'appello, ma resto profondamente deluso. Andrò a votare la Sinistra arcobaleno solo perché una voce di sinistra sopravviva nel nostro desolante panorama politico, non perché condivida gran parte di ciò che ha fatto negli ultimi due anni. Non sono iscritto a un partito (non lo sono mai stato) e ho rapporti del tutto labili con la società politica: qualche dibattito, appelli. Ho collaborato con realtà della sinistra radicale in materia di diritti umani e sociali. Scrivo sul Manifesto e qualche volta su Liberazione . Sono un po' disimpegnato, forse. Ma dal mio punto di vista di cittadino qualunque, i due anni trascorsi sono stati peggio che depressivi. Non una delle ragioni per cui avevo votato nel 2006 ha trovato soddisfazione pratica nell'azione della sinistra radicale al governo. L'abolizione dei Cpt. Interventi reali contro il precariato. Il ritiro dall'Afghanistan. Pacs e Dico. La commissione di inchiesta su Genova. La laicità dello stato, e così via. So bene che i tre partiti della sinistra allora al governo ci hanno anche provato, ma non ci sono riusciti, per i motivi che sappiamo. Aggiungo che l'immissione dell'ex-sinistra Ds nell'arcobaleno non mi riempie di gioia. Scusate la franchezza, ma se Mussi si fosse occupato un po' di più, e con idee più chiare, del suo ministero, l'università, l'istituzione in cui opero, non sarebbe al collasso (perché di questo si tratta). Dubito fortemente che i docenti universitari di sinistra lo voteranno. Ma quello che ritengo veramente indigesto è il contrasto tra la realtà e la retorica. Il modo verticistico con cui le quattro formazioni si sono aggregate. Una composizione delle liste, che non rispecchia la società italiana, ma il modo in cui il ceto politico vede la società italiana. L'usura di leader che hanno frequentato troppo Porta a porta e Ballarò . L'ammiccamento spesso strumentale alle realtà di base o antagoniste. E smetto qui, anche se la mia lista è molto più lunga. Sì, se a rappresentare in parlamento un minimo di decenza resterà solo, per dire, una Bindi, sarebbe una tragedia storica. E per quello confermo che andrò a votare. E quindi sottoscrivo l'appello. Ma credo che in questo paese una sinistra debba ricominciare in luoghi ben diversi dal parlamento e dal governo.</div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"><em><span style="font-size:85%;color:#cc0000;">Riteniamo opportuno pubblicare questo intervento perchè lo valutiamo come simbolico di un malessere abbastanza diffuso tra gli elettori - e i militanti - della sinistra. Lo riteniamo in molte parti condivisibile, specie quando mette in evidenza le grandi difficoltà delle sinistre nel governo Prodi e nel verticismo delle operazioni che hanno portato alla nascita de La Sinistra - L'Arcobaleno finanche la composizione delle liste. Solo evidenziando i problemi si potrà costruire una Sinistra forte e radicata. Nasconderli non giova a nessuno, specie nel lungo periodo. </span></em></div><div align="justify"><em><span style="font-size:85%;color:#cc0000;"></span></em></div><div align="justify"><span style="font-size:85%;color:#cc0000;"><strong>Sinistra Socialista</strong></span></div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-43903178792622328582008-03-22T11:45:00.000-07:002008-03-22T11:57:03.579-07:00Qualche riflessione<div align="justify">Siamo in piena campagna elettorale. Tabelloni, manifesti, trasmissioni televisive, banchetti e comizi. Proviamo a fermarci per 5 minuti per fare qualche breve considerazione. Ci stanno provando disperatamente, ognuno nel proprio campo, a far apparire queste elezioni come una partita a due, tra Pd e Pdl, o meglio, tra Veltroni e Berlusconi. Appelli al voto utile, mass media in tal senso egemonizzati e via discorrendo. E' evidente ormai a tutti come le differenze - non di stile ovviamente - programmatiche tra le due formazioni siano minime ed anticipano quello che potrebbe portarci il futuro : due blocchi che si combattono, se necessario ( per il " bene " del Paese... ) si uniscono, ma in buona sostanza, sempre appogiando le regole imposte dal Gran Capitale. Con l'ennesima accellerazione da parte di chi ha ancora più voglia di accreditarsi come vero rappresentante dell'irrappresentabile : per semplificare, l'operaio, <em>ma anche</em> il padrone. Le analogie con quanto succedeva in alcuni stati del Sud America non sono fuori luogo : il grande partito - a suo dirsi progressista - in realtà, specie nei temi economici di destra - e il partito di destra, sempre più " nazionalmente " protezionista e forse capace di - almeno a breve termine - di essere meno liberista. Tutto condito dalle pulsioni leghiste con tutto il loro armamentario politico-ideologico e dall'altra parte dalla reazione dipietrista, con la mai sopita di voglia di un paese governato dalla magistratura. Vedremo l'evolversi della situazione, ma il presente non ci fa ben sperare. Sia nel caso di una vittoria di uno, che dell'altro...o nel pareggio. Su questo torneremo nei prossimi giorni. </div><div align="justify">Comunque per chiudersi, questo triangolo ha bisogno di un terzo attore. A lui, a lei, si aggiunge l'altro : il sempre verde centro, appoggiato da parte delle gerarchie cattoliche al nord e al sud da tanti piccoli notabili locali, mobili come scooter nel traffico. Gente che moderata lo è solo a parole. Il centro spera di fare l'ago della bilancia, a creare subito dopo le elezioni un'asta politica, dove l'oggetto in vendita è il suo " appoggio " : di qua, di la, tutti insieme...Gli altri, sono poco più che comparse più o meno nobili di questa grande commedia. La destra-destra che cerca di unire Briatore al fascismo ma comunque sempre pronta a rientrare nei ranghi del Berluscon-partito; il Partito Socialista, a cui va comunque va riconosciuto il coraggio politico per la scelta autonoma ed orgogliosamente identitaria, nonchè per il tener duro sui temi della laicità; le tante liste più o meno personali ed il folklore delle liste comuniste : una gara a chi la spara più grossa. </div><div align="justify"><br />Poi c'è la SA. Il travaglio pre-elezioni è stato complesso, sofferto. La questione del nome, del simbolo e della presenza o meno della falce e martello. Discussione importante sia chiaro, ma che è evidente, non ci ha favorito dato che ha aumentato le tensioni, oltre a farci perdere tempo, prezioso come oro in una campagna elettorale come questa. La composizione delle liste è una delle cose di cui non si dovrebbe essere fieri. Sull'esclusione di compagni in base al numero dei mandati non siamo d'accordo : perdere il contributo parlamentare di alcuni compagni validi è un lusso che la Sinistra non può permettersi. Passi per chi è in parlamento da vent'anni, ma non crediamo sia questa la strada per un rinnovamento politico-culturale e non crediamo il rinnovamento, specie se solo generazionale, sia un valore in sè. Sarebbe stato poi opportuno dare maggiore ascolto ai territori, il non averlo fatto ha creato grossi malumori, oltre a qualche testa di lista discutibile. In un momento molto delicato come questo, l'obiettivo sarebbe dovuto essere quello di tenere i partiti il più uniti possibile al loro interno e poi tra loro. Non era una cosa facile, e infatti questo obiettivo è stato raggiunto solo in una piccola parte. Inoltre, la campagna elettorale della SA è stata fino adesso troppo pregna di discussioni sul futuro, su come ognuno intende il soggetto unitario o su chi - posizione legittima - non lo vuole affatto. E' una discussione di fondamentale importanza, ma che proprio per questi crediamo sia fondamentale farla " a bocce ferme ", per non farsi influenzare da facili entusiasmi o ancora peggio da rancori che magari con la politica hanno poco a che fare. Purtroppo la discussione, in varie forme, è in corso ed è evidente che sta condizionando la campagna elettorale. In alcuni territori in modo positivo, ma in altri e sono forse la maggior parte, in modo negativo. Quando si è ancora all'inizio del percorso, chiunque pretenda di imporsi, compie un errore molto pesante. La discussione sul futuro della soggetto unitario, ma più in generale sul futuro della sinistra in Italia è un tema delicatissimo, che interesserà tutti nei prossimi mesi. Nei 4 partiti ma non solo : è innegabile che la prospettiva unitaria stia parlando anche al di la dei confini del Prc, Sd, Pdci e Verdi. Ciascuno lavorerà per gli obiettivi che ritiene più giusti.</div><div align="justify">Noi continuiamo a pensare che la necessità di una Sinistra plurale, anticapitalista, non residuale e culturalmente non minoritaria, con forte ispirazione socialista di sinistra sia fondamentale. Ci impegneremo in questa campagna elettorale anche per questo. </div><div align="justify"><br /> </div><div align="justify">Sinistra Socialista </div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-30110248295685647612008-03-21T09:18:00.000-07:002008-03-21T09:19:57.239-07:00E' la crisi epocale del liberismo. Ci vorrebbe Keynes<div align="justify">di Alfonso Gianni</div><div align="justify"><br />da Liberazione del 20/03/2008</div><div align="justify"> </div><div align="justify">"Verrà un altro 1929?" così, a partire da quell'anno fatidico, si interrogavano gli americani ad ogni scricchiolio di Borsa. Ce lo raccontava John Kenneth Galbraith nelle prime righe del suo fortunatissimo libro "Il Grande Crollo". Correva l'anno 1954, ma è lecito credere che gli americani si siano posti lo stesso quesito più volte in questo mezzo secolo. Ed ancor di più se lo pongono ora che la crisi è tornata a mordere con inusitata durezza.Secondo Alan Greenspan, uno che se ne intende, visto che ha guidato la Federal Reserve americana per vent'anni, si tratta della più grande crisi del dopoguerra. E' forse prematuro dire se ha proprio ragione o no. Probabilmente bisognerà aspettare l'anno prossimo per avere un censimento completo dei potenziali insolventi. Intanto è sicuramente vero che la crisi si sta acuendo ed allargando di giorno in giorno (come del resto aveva previsto con grande lucidità Nouriel Roubini, titolare di un'importante cattedra di economia a New York). Siamo infatti già giunti alla fase di una crisi generalizzata di liquidità, malgrado i soccorsi prontamente forniti dalle banche centrali, e al fallimento di importanti banche d'affari, come la Bear Stearns. Né si può dimenticare che questa ultima crisi conferma una micidiale cadenza decennale nelle ricorrenti crisi finanziarie di grande rilevanza: 1987, 1997 e ora 2007 (è nell'agosto dell'anno scorso che è infatti scoppiata la vicenda dell'insolvenza dei percettori di mutui subprime ).Tuttavia ciò che è più importante approfondire non è tanto il carattere dimensionale di questa crisi quanto le cause che l'hanno provocata e quindi le sue caratteristiche specifiche.Se si parte dalle caratteristiche specifiche della crisi, si può probabilmente giungere alla conclusione che siamo di fronte a una crisi finanziaria di tipo epocale, nel senso che ora vengono al pettine tutti i nodi attorno ai quali si è aggrovigliata la crescita dell'attuale globalizzazione capitalista. Questa crisi mette impietosamente in discussione il processo di finanziarizzazione mondiale del capitale dal punto di vista economico e le teorie neoliberiste e monetariste che l'hanno accompagnato sul terreno politico.C'è chi, come Christian Marazzi, l'ha chiamata "la rivoluzione derivata". Si trattava dell'introduzione nel mercato finanziario, a partire dal 1979, di una nuova tipologia di prodotti finanziari, i "derivati", appunto. Si tratta di prodotti che si acquistano e si vendono come qualsiasi altra merce, che non hanno un valore in sé, ma lo derivano da qualunque altro bene ad essi sotteso, che sia di natura squisitamente finanziaria o del tutto concreta, come le stesse materie prime.La loro funzione è quella di proteggere dalla incertezza derivante dalle oscillazioni dei prezzi di qualunque bene, ma il loro scambio non fa altro che fare di quella stessa incertezza una fonte di guadagno. Ne deriva una costruzione rischiosa e estremamente pericolante, esposta a molteplici rischi, che le istituzioni finanziarie centrali non sempre riescono a rintuzzare con tempestività e successo. In questo percorso il bene che soggiace perde via via sempre più di presenza e materialità, al punto che risulta difficile ricostruire l'origine dei derivati. In sostanza essi esprimono il più alto livello di astrazione dal valore d'uso, ben maggiore di quello rappresentato dal denaro stesso.Nulla meglio dei derivati perciò può rappresentare la cifra dell'attuale finanza mondiale. E quando il processo di astrazione giunge al suo limite estremo, per cui quei titoli diventano vuoti di ogni valore, il castello crolla. E' questo lo spettacolo cui stiamo assistendo da agosto ai giorni nostri.C'è chi, come Riccardo Bellofiore, ha definito l'attuale capitalismo come il capitalismo dei fondi pensione. In effetti questi ultimi, insieme ai Fondi comuni di investimento, nelle loro diverse varianti, sono i protagonisti delle più frequenti e spericolate scorribande sui mercati mondiali e della finanziarizzazione della proprietà industriale. Essi hanno la funzione, altamente "politica", di garantire una sorta di consenso sociale di massa, anche se non del tutto consapevole, all'attuale sistema, tramite il rastrellamento del risparmio, obbligato dallo smantellamento della struttura pubblica di assistenza e previdenza sociali.Ma la privatizzazione della difesa dal rischio e della conseguente copertura assicurativa, può giocare dei brutti scherzi. I fondi in questione sono spinti, dall'ansia di garantire le rendite che promettono, ad operare investimenti sempre più rischiosi alla ricerca dei rendimenti più elevati, il che li espone a frequenti fallimenti. E' quanto è accaduto in questi mesi e probabilmente la situazione è destinata ancora a peggiorare.Queste considerazioni non esauriscono però l'individuazione delle caratteristiche di questa crisi. Bisogna infatti analizzare ciò che sta sotto il fenomeno finanziario e monetario, anche se quest'ultimo a sua volta influisce sul sottostante. Come diceva il grande storico dell'economia Marc Bloch, il fenomeno monetario assomiglia a un sismografo che, non contento di segnalare i terremoti, qualche volta persino li provoca.Sotto al disastro dei subprime , se guardiamo in primo luogo all'economia americana, sta una recessione vera, malgrado i tentativi patetici di negarla da parte dell'amministrazione Bush. Tutte le crisi capitalistiche sono crisi di sovrapproduzione, si usava dire una volta. E' vero anche in questo caso. Solo che è più grave che nel passato.In effetti la diffusione dei mutui, dei pagamenti rateali, insomma dell'indebitamento del cittadino americano (e il fenomeno si sta diffondendo anche da noi) corrispondevano esattamente alla necessità di diluire la vendita del prodotto attraverso il tempo, agendo in anticipo sulla effettiva capacità di spesa dei singoli.Ma quel sistema di ammortizzatori finanziari non poteva andare avanti all'infinito. Essendo troppo fragile e complesso doveva prima poi incepparsi. Ed è quanto è successo e sta succedendo.L'intoppo nel sistema dei mutui subprime consiste nel fatto che cittadini a reddito basso e soprattutto discontinuo non sono stati in grado di fare fronte ai debiti contratti. In sostanza la flessibilità e la precarietà su cui il sistema postfordista si è eretto, si rivoltano contro il castello finanziario che è stato fin qui costruito.La mancanza di stabilità del posto di lavoro, portata a esempio della modernizzazione nei rapporti sociali e negli stili di vita dagli apologeti della globalizzazione e del neoliberismo, ha scavato il sistema fin dalle sue fondamenta determinandone le rovinose frane che sono sotto i nostri occhi.Queste ultime disvelano e trascinano con sé la vuota retorica neoliberista. Per la prima volta in modo evidente e generalizzato si scopre o si riconosce che il sistema, senza un intervento statale, non funziona.Giulio Tremonti propone una soluzione reazionaria, avanza una critica da destra alla globalizzazione, ma esprime anch'egli questa diffusa consapevolezza. Le banche centrali corrono in aiuto al sistema bancario privato in difficoltà.La Fed decide in queste ore la più grande riduzione del costo del denaro da un quarto di secolo a questa parte. Solo Paul Volcker nel 1984 fece di più. Ben Bernanke, attuale capo della Fed, non si vergogna affatto di teorizzare il ruolo della banca centrale come «prestatore in ultima istanza» (si noti l'analogia con l'espressione usata da Federico Caffè di stato occupatore in ultima istanza di forza-lavoro, così aborrita dai neoliberisti).Il keynesismo più elementare sembra tornare di moda, visto che tra qualche settimana i cittadini americani riceveranno dal governo, per decisione bipartisan, un assegno tra 600 e 1200 dollari, per soccorrere il loro potere d'acquisto.Solo in Europa la banca centrale rimane ferma e con essa il costo del denaro. Immutabili i risibili vincoli di bilancio di Maastricht, che suggeriscono al nostro Padoa Schioppa, di negare, anche in extremis, la ridistribuzione e persino l'esistenza del tesoretto, certificato dai conti dell'Istat.Mai come in questo momento, proprio mentre si parla di ratificare definitivamente il trattato di Lisbona, è più evidente la necessità di ridiscutere le basi monetariste su cui si fonda l'Europa. Ora è più chiaro di prima, per le ottime ragioni ricordate da Paolo Leon su questo giornale, che è necessario contrastare il disordine monetario internazionale, riproponendo un sistema di accordi che si ponga al livello di quello che fu Bretton Woods per il mondo che usciva dalla guerra.E sconsiglierei davvero di attendere un nuovo conflitto di proporzioni mondiali per mettervi mano.Stiamo assistendo ad una sorta di rovesciamento del caso europeo che Jeremy Rifkin chiamò "sogno". L'attuale crisi può risultare addirittura devastante per tutti o può essere occasione per un cambio radicale di politiche. Dipende anche da noi.Ciò che non si è potuto fare dal governo, per precise responsabilità, può essere perseguito come programma di opposizione. Il superamento del capitalismo non giunge in dono dalle sue crisi, ma dipende dalla soggettività alternativa che si crea.</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-4137821783078868352008-03-19T06:58:00.000-07:002008-03-20T02:57:41.079-07:00Con SA per un nuovo Socialismo<a href="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R-I1Aj_SqLI/AAAAAAAAABY/m9PxLVvooZM/s1600-h/58_lavoratori-sulla-via-di-casa_mid.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179760805206468786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R-I1Aj_SqLI/AAAAAAAAABY/m9PxLVvooZM/s400/58_lavoratori-sulla-via-di-casa_mid.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify">Bruno Pierozzi*, 17 marzo 2008, 15:53<br /><br />Dibattito Il voto alla SA è allo stato attuale l'unica ancora di salvezza per tutti coloro che si richiamano ad una sinistra seriamente riformatrice e tra questi anche per chi ritiene che si dovrà aprire dopo le elezioni una approfondita analisi sul capitalismo attuale e su come costruire una adeguata strategia di alternativa, che per essere tale, deve avere un respiro che valichi certamente i confini angusti dello stato italiano guardando in prima istanza all'Europa<br /><br /><br /><br />Il 13 e 14 aprile la sinistra politica italiana si gioca il proprio futuro. Su questo punto ritengo che il candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti non possa in alcun modo essere contraddetto. Il voto alla Sinistra Arcobaleno è allo stato attuale l'unica ancora di salvezza per tutti coloro che si richiamano ad una sinistra seriamente riformatrice e tra questi anche per chi - come me - ritiene che la Sinistra Arcobaleno dovrà in ogni caso aprire dopo le elezioni una approfondita analisi sul capitalismo attuale e su come costruire una adeguata strategia di alternativa, che per essere tale, deve avere un respiro che valichi certamente i confini angusti dello stato italiano guardando in prima istanza all'Europa.<br />Contrariamente ad alcune forze che hanno dato vita alla nuova aggregazione non ritengo che il futuro di SA debba essere quello della nicchia minoritaria, ovvero delle forze che in Europa si collocano nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. E' venuto il tempo di ricomporre tutta la sinistra all'interno del Partito Socialista Europeo superando le divisioni che nei primi due decenni del novecento portarono a scissioni interne ai partiti socialisti e alla nascita del partito comunista. Nel frattempo vengono buoni segnali dalla vittoria socialista sia in Spagna che nelle elezioni municipali francesi. In entrambe i casi dovrebbe far riflettere molte compagne e compagni la quasi scomparsa delle formazioni alla sinistra dei socialisti.<br />Come ho avuto modo di scrivere in altre occasioni (su Aprileonline) la frattura politica che portò alla nascita dei partiti comunisti era determinata da una concezione rivoluzionaria della presa del potere, con il conseguente superamento del parlamentarismo e del sistema rappresentativo democratico. Oggi a quasi un secolo dalla rivoluzione bolscevica i partiti comunisti rappresentano una realtà estremamente minoritaria e nei paesi occidentali sono tutti dentro le regole della democrazia rappresentativa, un tempo definita borghese, quindi a rigor di logica sono in contraddizione con le stesse motivazioni da cui nacquero dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, avvenimento del quale peraltro affermo essere stato un fenomeno importante di rivoluzione sociale e cambiamento economico per la Russia, che superò secoli di sfruttamento da parte della nobiltà e poi della nascente borghesia. Senza per questo accordare alcuna giustificazione per quanto avvenne in termini di repressione delle opposizioni politiche e sociali avvenute dall'avvento di Stalin in poi.<br /><br />Sono quindi cadute tutte le motivazioni che portarono alla nascita dei partiti comunisti e sarebbe davvero senza senso perpetuare artificiosamente delle divisioni che non trovano oggi alcuna valida ragione, se non quella del richiamo sentimentale ai simboli e ad una storia che per le nuove generazioni è una storia frutto dei racconti di chi l'ha vissuta, con tutto il carico di sentimenti, ma anche di mai sopiti rancori, che non sono certo utili ad una nuova politica.<br />Occorre anche a mio avviso aprire subito la fase costituente della SA ed in tale senso mi accingo ad avanzare alcuni temi su cui portare la riflessione subito dopo le elezioni.<br /><br />La necessità di una alternativa di sistema: pace e decrescita<br />La crisi dei paesi capitalisti dell'occidente si fa sempre più evidente. La decadenza degli USA è iniziata con l'11 settembre 2001 e la guerra con l'Iraq è stato soltanto un disperato tentativo di usare la risposta militare come strumento per rideterminare una egemonia economica e politica che nei fatti si sta man mano esaurendo. L'incapacità di riprendere il controllo dell'economia mondiale potrebbe a breve sfociare in un nuovo pericoloso conflitto armato in Medio Oriente. Dopo l'Iraq si affaccia infatti lo spettro di un nuovo intervento militare in Iran, con tutte le possibili conseguenze per il dialogo Israele - Palestina e per l'affermarsi di un percorso di pace condiviso, che metta fine ad una assurda guerra permanente tra i due popoli che abitano quella regione.<br />Nel frattempo la Cina e l'India marciano con uno sviluppo intenso. La Cina dal 2003 vede un incremento del Pil del 10% e nel 2007 ha toccato il tasso più elevato (11,4%) avviandosi a scavalcare la Germania dopo aver già abbondantemente superato Italia, Francia e Gran Bretagna.<br />Lo sviluppo intensivo di queste economie, se da un lato consente un miglior livello di consumi interni alle popolazioni locali, origina però scompensi che pagheranno sia le popolazioni di riferimento che l'insieme dell'umanità. In particolare l'uso smodato di materie prime, di consumo di fonti energetiche non rinnovabili, avranno a breve una ricaduta immediata sul già debilitato ecosistema mondiale. Come sappiamo il cambiamento climatico è ormai una realtà che richiede interventi strutturali immediati e questo massiccio inquinamento portato dai paesi asistici è davvero catastrofico.<br />Si pone quindi come problema prioritario delle forze della sinistra e del socialismo internazionale quello di una pianificazione mondiale che metta al centro del nuovo modello di società il tema della decrescita - di cui negli anni recenti si è fatto interprete Serge Latouche - come unica vera alternativa al capitalismo.<br />L'idea di sviluppo e di consumo propria dell'economia capitalistica intrinsecamente connessa al profitto d'impresa è ormai giunta al capolinea. Il socialismo è oggi come ieri l'unica vera alternativa al modello di produzione e consumo capitalista. Alcuni potrebbero pensare che si voglia rilanciare con la pianificazione l'idea di un nuovo centralismo e del comunismo autoritario. Non è così, si può benissimo coniugare una seria pianificazione con la democrazia e con la partecipazione popolare. Anzi, è proprio dal connubio partecipazione - pianificazione che il movimento socialista può ritrovare i connotati originari della propria elaborazione politica ed economica, dimenticando così la "degenerazione liberista", che ha soggiogato gran parte dei partiti socialisti occidentali dagli anni '80 ad oggi. D'altra parte credo che ebbe ragione Gilles Martinet quando nel suo libro di dieci anni fa "La sinistra al potere" scrisse che non si può pensare alla linea politica del socialismo europeo come qualcosa di statico e immutabile. La storia del socialismo è stata attraversata da diverse fasi, e l'autore affermava in quello scritto che anche la fase " liberista" sarebbe alla fine stata superata, riportando i partiti socialisti europei alle loro politiche tradizionali, in direzione del superamento del capitalismo.<br /><br />Il capitalismo globalizzato produce aumento della povertà<br />Il capitalismo della fase della cosiddetta "globalizzazione" sta producendo l'illusione dello sviluppo per i paesi emergenti che stanno aumentando il loro tasso di produzione industriale e nel contempo sta realizzando un arretramento sostanziale del livello di benessere e dei consumi nei paesi occidentali. Nel contempo nei paesi in fase espansiva la ricchezza e il benessere rimane concentrato nelle mani dei nuovi padroni (Cina), oppure resta saldamente appannaggio delle imprese estere che delocalizzano nei paesi più poveri, spostando di volta in volta le imprese là dove il costo della manodopera è sempre più basso.<br />Ecco dunque che a fronte di un sistema economico che dilapida beni naturali, che distrugge progressivamente l'ecosistema, che produce povertà e sfruttamento intensivo, si fa sempre più pressante l'esigenza di un nuovo governo dell'economia mondiale, ovvero di una alternativa socialista all'autodistruzione imposta dal capitalismo.<br /><br />La Sinistra Arcobaleno come alternativa ai due liberismi<br />In Italia il paradosso della attuale situazione politica, determinata in larga parte dal sistema elettorale vigente, consiste nella contesa tra due formazioni partitiche formalmente alternative (PDL - PD) nei fatti molto simili per quanto concerne i contenuti della piattaforma economica. Entrambe le formazioni si richiamano esplicitamente al liberismo economico, entrambe hanno una impostazione interclassista, entrambe non credono alla necessità di riforme strutturali del sistema capitalistico, né di quello italiano, né tanto meno di quello internazionale.<br />Dunque nei fatti avremmo due partiti intercambiabili, la cui unica differenza consiste (parzialmente) nella politica fiscale. Il PDL è per una impresa sempre più liberata da ogni controllo fiscale, mentre il PD ritiene la lotta all'evasione uno degli aspetti costitutivi della propria politica fiscale. Su questo ultimo versante siamo ovviamente in piena sintonia con il PD.<br />Per la Sinistra Arcobaleno gli elementi di sintonia con la piattaforma di politica economica del PD finiscono qui. Ci sono infatti nette divergenze su tutta un'altra serie di questioni, prima delle quali è il riconoscimento della precarietà, verso la quale il PD non fa proposte per il suo superamento, ma soltanto di interventi correttivi quali quello relativo alla determinazione di una soglia reddituale minima mensile (1.000 euro). Ma il problema non è quello di una soglia di reddito minima, ma della discussione del sistema produttivo e contrattuale complessivo. Tale discussione riguarda in primo luogo i lavoratori e le forze sindacali che li rappresentano e dunque l'intervento del PD rischia di ingenerare quanto meno confusione su una questione che richiede una ampio confronto tra governo, sindacati e rappresentanze delle imprese. Altra cosa sarebbe invece se il PD avesse chiesto la revisione del sistema dei cosiddetti ammortizzatori sociali e all'interno di questo della definizione di un "reddito di cittadinanza" di riferimento per quanti sono disoccupati in cerca di prima occupazione e di quanti sono licenziati, sopratutto in età avanzata.<br />Ad ingenerare ulteriori preoccupazioni sono state infine le candidature di Ichino e Calearo, che sebbene da versanti diversi sono entrambi favorevoli al superamento del sistema di tutele rappresentato dalla Statuto dei lavoratori. Che lo Statuto vada aggiornato rispetto alla struttura delle imprese odierne non c'è dubbio, altra cosa è invece lo snaturamento della legge 300 attraverso la riproposizione del superamento dell'articolo 18 e con il contestuale avvio di un nuovo modello di contrattazione che metta in soffitta il contratto collettivo nazionale di lavoro. Su questo terreno non ci può essere davvero alcun confronto, ma va anzi rilanciato con forza il tema dell'estensione dello Statuto dei Lavoratori anche alle piccole imprese, che in Italia rappresentano oltre il 90% della struttura produttiva italiana.<br />Il "riformismo" del PD in materia economica non ha dunque alcuna prospettiva di realizzare trasformazioni del sistema, né a livello produttivo, né sul fronte dei diritti. Esistono allo stato dell'arte soltanto labili "speranze" di un abbassamento della pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni medie e basse. Ma come sappiamo tutto è legato sul fronte fiscale alla tenuta del sistema economico complessivo e vista l'aria di recessione che spira dagli USA, non è attualmente credibile una diminuzione della pressione fiscale, in una fase quantomeno di stagnazione economica, tant'è che rispetto a Veltroni risulta più credibile Tremonti che afferma che la crisi internazionale del sistema globalizzato mette a rischio la politica del PDL, basata principalmente sul calo dell'imposizione fiscale.<br /><br />L'alternativa della Sinistra Arcobaleno<br />Ecco dunque la necessità di una alternativa sia nell'economia che nelle politiche sociali e dei diritti. La Sinistra Arcobaleno ha lanciato il suo programma, che nelle linee fondamentali ritengo sia ben costruito. Certo nella fase elettorale non è possibile fare approfondimenti di merito, ma dobbiamo impegnarci sin da ora ad aprire subito dopo il 14 aprile una grande discussione sulla costruzione del programma politico strategico, ovvero, delle coordinate di politica economica che dovranno sostanziare l'iniziativa politica dei prossimi anni. Dobbiamo contestualmente aprire sul fronte politico la fase costituente della Sinistra Arcobaleno. In questo quadro ribadisco che dovrà essere affrontata la "questione socialista". Come detto nella parte introduttiva è oggi necessario riposizionare il socialismo su un fronte di elaborazione e proposta avanzato ed innovativo. la Sinistra Arcobaleno può essere davvero il laboratorio per creare le premesse di quella "rifondazione socialista" che superi la frammentazione esistente, riconducendo ad unità i diversi pezzi della sinistra, in un progetto politico innovativo che può ridare slancio all'idea socialista, sia in Italia che in Europa.<br /><br />*Sindacalista Spi Cgil nazionale</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-79280066600383425792008-03-19T04:17:00.000-07:002008-03-19T07:47:19.727-07:00Le Case della Sinistra Arcobaleno sono aperte<div align="justify"><a href="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R-D6ZXxFNAI/AAAAAAAAABA/H43WW0uGq7w/s1600-h/080217unitario.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179414885259621378" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_MA-wJOTe41E/R-D6ZXxFNAI/AAAAAAAAABA/H43WW0uGq7w/s320/080217unitario.jpg" border="0" /></a><br />di Sergio Boccadutri<br /><br />Oggi è un giorno importante, presentiamo le Case della Sinistra Arcobaleno. Vogliamo, anche così, concretamente, "tornare al classico", per rompere con facili, nuovi e vecchi nuovismi.<br />Vogliamo ripartire dalle case di tutta la sinistra, moderne in quanto a strumenti e capacità ma antiche in quanto a cuore, orgoglio e passione che ci mettiamo.<br />Oggi presentiamo anche quella nazionale. Si tratta della nuova sede della Sinistra l'Arcobaleno. Si trova in via Liguria al civico 7, in una posizione centrale, storica, nel cuore di Roma<br />E' grande, comoda, funzionale. Non sarebbe potuta nascere senza la passione di tanti compagni e compagne che ci hanno lavorato sodo, in queste settimane.<br /><br />La presentiamo, naturalmente, con il nostro candidato premier, Fausto Bertinotti, insieme agli amici e alle amiche, ai compagni e alle compagne, che hanno già cominciato ad andarci dentro, a lavorarci, a prenderne possesso. E' quello che vogliamo che accada.<br /><br />Sarà una casa aperta, una casa colorata dalle nostre idee e dalla nostra azione politica, una casa disponibile all'ascolto e alla condivisione di tutti e tutte, per tutte e tutti. Sarà una "casa" nevralgica, per il nostro lavoro, perché centro di raccolta di dati, informazioni, notizie e comunicazioni che ci arrivano e ci arriveranno dai territori, dalle province, dalle regioni, in questa - per noi difficilissima - campagna elettorale. E proprio dai territori, non solo da qui, dal "centro", abbiamo capito che l'esigenza di partecipazione e di comunità del nostro popolo, della nostra gente, sta salendo forte, si va facendo largo. I voti siamo abituati a conquistarceli uno ad uno, nessuno ce li ha mai regalati. A dispetto di una disinformazione palese e occulta, di una regia mediatica che appiattisce la competizione elettorale solo sui due principali grandi partiti in lizza.<br /><br />Ed è dai territori, dai circoli e dalle federazioni del nostro partito, che inizia un lavoro comune. I nostri circoli e le nostre federazioni sono già sedi aperte, luoghi a disposizione del soggetto unitario e plurale della sinistra che vogliamo costruire. Dal Nord al Sud, veniamo a sapere e dell'apertura e della messa a disposizione di sedi che stanno già diventando le nostre locali "case della Sinistra Arcobaleno". Quella nazionale la presentiamo oggi. Anche con un tocco di classe, perché a noi di sinistra, pacifisti, ecologisti, piace anche il bello, oltre che la politica. Con una scultura che sarà installata nei prossimi giorni, dono di un artista importante e conosciuto, Mario Ceroli.<br /><br />Raffigura, guarda caso, un arcobaleno. «Prendiamoci questo arcobaleno - ha detto Fausto Bertinotti all'iniziativa tenuta all'Ambra Jovinelli - mettiamoci dentro tutti i nostri simboli, le nostre storie, le persone e i loro diritti, facciamone il nostro orizzonte, il nostro rinascimento, il nostro futuro colorato contro il nero».<br /><br />La vogliamo buttare "in poesia", questa campagna elettorale? Sì, anche. Ma insieme alla poesia conosciamo, bene, pure il duro e faticoso linguaggio della prosa, quello di chi deve far di conto, tutti i giorni, per farli quadrare, i bilanci. Le nostre quattro forze politiche vivono delle sottoscrizioni dei loro militanti, delle iniziative che svolgono, del sostegno dei propri parlamentari, e dei rimborsi elettorali che saranno proporzionali ai nostri voti. Non invece di gruppi e potentati economici che finanziano le attività di questo o quella "grande" forza politica per averne in cambio favori, leggi, tutela di più o meno puliti interessi, come invece esclusivamente vorrebbero gli onniprivatizzatori del Pd.<br /><br />Come tesorieri delle forze della Sinistra Arcobaleno abbiamo costruito un budget che, ad oggi, è di oltre sette milioni di euro, per questa campagna elettorale, di cui oltre 1 milione e 300 saranno direttamente gestiti dalle strutture territoriali. Abbiamo stampato materiale, abbiamo rafforzato la struttura di comunicazione, abbiamo lanciato una - bella - campagna sui media e nelle città, per far conoscere il simbolo nei luoghi frequentati dal nostro popolo, a partire dalle stazioni, proprio dove ogni giorno centinaia di migliaia di giovani, studenti, lavoratori passano per raggiungere il proprio luogo di studio o lavoro. Il materiale in distribuzione sul territorio è tanto, mai stato così tanto, ma siamo stati coerenti con le nostre idee. Per ciascun volantino o manifesto non un albero è stato abbattuto, nelle piazze ci saremo con impianti e palchi alimentati da energia pulita, insomma i nostri strumenti di comunicazione sono ecologici al 100%.<br /><br />Questa è la nostra forza, e sul territorio le amiche e le compagne, gli amici e i compagni hanno tutti gli strumenti per dare energia al nostro progetto. Basta volerlo, e allora avanti coi porta a porta, gli incontri e i comizi volanti per ricostruire una relazione col popolo della sinistra da troppo tempo smarrito, perché non può esserci dialettica, non può esserci politica in Italia senza una sinistra forte.<br />Insomma ci dobbiamo sforzare di fare conoscere e condividere le nostre idee e il nostro simbolo da tutti il più possibile. Abbiamo lavorato insieme, noi quattro tesorieri di Prc, Pdci, Verdi ed Sd, perché sappiamo bene che non bastano le rose, serve il pane, per fare una campagna elettorale. Per far vincere i nostri ideali. Anche nella sede centrale, nella nostra casa, lavoreremo insieme, fianco a fianco, in modo concreto, silenzioso, operoso. Come la militanza di migliaia di compagne e compagni ci insegnano ancora a fare.<br /><br />La Casa della Sinistra Arcobaleno a Roma e quelle territoriali le abbiamo pensate come un laboratorio, un luogo fisico di condivisione, uno spazio pubblico partecipato di auto-organizzazione. Perché è lavorando insieme, condividendo anche lo stesso luogo, che la ricchezza delle nostre idee crea nuova ricchezza e non si disperde ma, anzi, si moltiplica.<br /><br />Alle pareti della nostra sede ci sono già tanti cartelli che illustrano altrettanti articoli della Costituzione, una scultura che rappresenta l'arcobaleno, il nostro simbolo e le nostre speranze. Abbiamo tante cose da fare, ci serve l'aiuto e l'impegno di tutti. Venite a trovarci, rompete gli indugi.<br />*Tesoriere del Prc</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-3709978372234715582008-03-18T04:37:00.000-07:002008-03-19T07:47:36.329-07:00Francia: vince la sinistra, socialisti e comunisti<div align="justify">da www.solerosso.org<br /><br /><strong>Fra i socialisti francesi e la Sinistra- Arcobaleno italiana ci sono molte diversità, di programma, di progetto di società.</strong><br /><br />La stessa “questione” del capitalismo oggi, del suo superamento e della trasformazione, la visione della globalizzazione, il rapporto con i movimenti. Certo cose non di poco conto. C’è però una parola che rimane in comune: sinistra. Francois Holland, segretario del Ps, quando il voto dei francesi per i ballottaggi nelle amministrative aveva ormai dei contorni ben definiti ha detto: “ la sinistra ha vinto”. E in questa “sinistra” non c’era solo il Ps. C’erano anche i comunisti che quasi ovunque hanno stretto alleanze con i socialisti. Comunisti il cui voto è stato “utile” si direbbe in Italia per far vincere la sinistra. Ecco, il senso delle elezioni francesi è tutto qui: così come in Spagna fanno sapere che in Europa la parole socialista, sinistra hanno ancora casa.In Italia sono state espulse dal linguaggio veltroniano. E’ stato lo stesso leader a dire, chiaro e forte, che il Pd non è di sinistra, ma di centrosinistra, che le elezioni si vincono al centro. Non solo. Non pochi esponenti del Pd si erano augurati che proprio a partire dalla Francia si mettesse in campo il progetto di alleanza con il centro rappresentato da Bayrou. Vedere per credere: proprio Bayrou cdhe si è presentato candidato sindaco a Pau, nei Pirenei, è stato sconfitto da un esponente socialista. A Parigi lo stesso sindaco uscente, Bertrand Delanoe, anche se alcuni esponenti dello stesso Ps avevano guardato ad una alleanza con il centrista Bayrrou, ha preferito l’alleanza a sinistra ed ha vinto con circa il 57,7%. E la sinistra vince non solo nelle città che già governava come Lione, Lilla, Digione, Nantes, Montpellier ma si aggiudica grandi centri urbani come Strasburgo e Tolosa. Per un soffio non ce la fa a Marsiglia. La sinistra conquista nuove città e raggiunge il 49,5% staccando di due punti il centrodestra di Sarkozy. Il vero sconfitto di queste elezioni. Certo si trattava di una consultazione amministrativa ma il suo significato politico è molto chiaro. “ Il voto dei francesi-dice Roberto Musacchio, capogruppo di Rifondazione-Sinistra europea al Parlamento europeo- dice che c’è già una crisi del modello Sarkozy su cui pure si erano concentrate tanter attenzioni anche da parte di esponenti del centrosinistra rappresentato dal Pd. Siamo in presenza di una ripresa del voto a sinistra cui contribuiscono significativamente anche i comunisti C’è una sconfitta drastica delle forze centriste che smentisce ipotesi politiche e alleanze che si fanno nel nostro paese.” A proposito del “ modello Sarkozy” che è sembrato piacere molto ai nostri mezzi di informazione, ma a quelli francesi molto meno, non si tratta solo delle sue esibizioni pubbliche, di una certa “ arroganza”, del senso di onnipotenza, del suo rapporto con la ricchezza, con chi ha i soldi. Certo anche questo ha nociuto ma, come ribadisce Musacchio, “ i francesi si sono espressi nopn solo sui problemi delle amministrazione delle città. Hanno dato un giudizio negativo sulle scelte compiute dal governo in questo periodo. Non è solo un problema di immagine” Basterà citare un dato: la sottosegretaria agli esteri è stata battuta nella banlieu parigina, i titolari di Cultura e Finanze nella capitale. E’ dunque una espressione di voto generalizzata che va bel al di là del significato amministrativo. “Dal voto di domenica- conclude Musacchio- una chiara indicazione. La crisi economica e sociale in Europa richiede risposte innovative, di sinistra. Per questo in Italia c’è bisogno di una forza come “ Sinistra-arcobaleno”, il vero voto utile”</div>Sinistra Socialistahttp://www.blogger.com/profile/06514324523374566654noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8624370616255722779.post-67169995302246903092008-03-17T06:27:00.000-07:002008-03-19T07:47:53.671-07:00sondaggio - da Affari italiani<div align="justify">La Sinistra Arcobaleno - stando ai sondaggi riservati in mano alla coalizione guidata da Fausto Bertinotti e che Affari ha potuto visionare - la Cosa Rossa si attesta nell'ultima rilevazione del 10 marzo all'8,5% rispetto all'8 di sette giorni prima. Ma soprattutto, in base ai dati territoriali, si nota come l'Arcobaleno possa, a meno di un mese dall'apertura delle urne, superare lo sbarramento a Palazzo Madama in molte regioni. Creando così non poche difficoltà praticamente a tutte le altre formazioni politiche nella Camera Alta. Stando ai numeri riservati che circolano nel quartier generale di Rifondazione Comunista, la sinistra radicale al momento può ottenere da 21 a 26 senatori. La forchetta è così ampia perché molto dipende dal risultato dell'Udc nelle singole regioni. Ma veniamo ai dati. In Piemonte Bertinotti è accreditato del 9%, due seggi sicuri a Palazzo Madama e il terzo scatterebbe se Casini non superasse lo sbarramento dell'8%. In Lombardia la Sinistra Arcobaleno vale l'8%, che corrisponde a 5 o 6 senatori (la variabile è sempre legata al risultato dell'Unione di Centro). In Liguria i sondaggi danno il 9,5%, ovvero un seggio. Dieci per cento tondo in Emilia Romagna, pari a tre senatori. Ottimo 12,5% in Toscana (il dato più alto) che corrisponde a tre eletti a Palazzo Madama.Un seggio dovrebbe arrivare anche dall'Umbria e uno dalle Marche, dove la Sinistra Arcobaleno vale rispettivamente l'11,5% e il 10. Buona anche la percentuale nel Lazio (9,5%), pari a 2 o 3 senatori. In Puglia la Cosa Rossa si