giovedì 24 aprile 2008

25 aprile 1945 - Italia


W la Liberazione !

25 aprile 1974 - Portogallo


« Il 25 d'Aprile 1974 il Movimento delle Forze Armate, coronando la lunga resistenza del popolo portoghese e interpretando i suoi profondi sentimenti, fa cadere il regime fascista. La liberazione del Portogallo dalla dittatura dall'oppressione e dal colonialismo ha rappresentato una trasformazione rivoluzionaria e l'inizio di una svolta storica della società portoghese. La Rivoluzione ha restituito ai Portoghesi i diritti e le libertà essenziali. Nell'esercizio di questi diritti e libertà, i legittimi rappresentanti del popolo si sono riuniti per elaborare una Costituzione che corrisponda alle aspirazioni del Paese. L'Assemblea Costituente sancisce la decisione del popolo portoghese di difendere l'indipendenza nazionale, di garantire i diritti fondamentali dei cittadini, di stabilire i principi fondamentali della democrazia, di assicurare il primato dello Stato di Diritto democratico e di intraprendere la strada verso una società socialista, nel rispetto della volontà del popolo portoghese, perseguendo l'obiettivo di costruire un Paese più libero, più giusto e più fraterno ... »

lunedì 21 aprile 2008

Sinistra. Quale futuro ?




Il terremoto elettorale ci ha travolti tutti. Per la prima volta, dal dopoguerra, in parlamento non ci sarà la Sinistra : non ci saranno comunisti, non ci saranno i socialisti.


Dopo lo shock, è necessaria una seria analisi per capire cos'è successo, non solo negli ultimi mesi ma forse negli ultimi anni, unico modo per cercare di costruire la Sinistra del futuro. Mai come adesso è fondamentale fare tesoro degli errori del passato.


La sconfitta ha proporzioni storiche e forse di storiche ne ha anche le radici : c'è chi, come Tortorella, ha dichiarato che l'errore principale è da ricercarsi nella divisione tra socialisti e comunisti nel '21 ( tesi su cui sarà necessario ritornare ), chi nel non aver capito la società degli ultimi 15 anni e quindi le nuove contraddizioni, chi nella " scommessa perduta del Prc " con le sue innovazioni, con il rapporto privilegiato con alcuni settori di movimento, marginali da una lato e troppi " salotti " dall'altro, chi nel prodotto di un percorso che parte nel '80 alla Fiat, passa per il craxismo ed arriva al Veltrusconi. Crediamo, che in tutto ciò vi sia una parte di verità che ha portato alla situazione attuale, insieme ad altre questioni ed altri elementi, oggettivi e soggettivi. In questa sede, ci limitiamo, con modestia, a cercare di evidenziare alcuni limiti.


Noi cerchiamo di dare il nostro, seppur piccolo, contributo. Per ripartire, per ridare forza e vita alla Sinistra.



Il dato di partenza è chiaro, quanto tragico. Il paese, la società, i lavoratori vanno a destra. La peggiore destra, quella populista, a tratti xenofoba. Quando questo accade, è evidente le colpe le si devono cercare nella sinistra e nella sua incapacità di dare risposte, di fase e di prospettiva al proprio blocco sociale di riferimento. Eppure, il risultato elettorale di due anni fa prometteva ( forse anche troppo ) bene : Prc, Pdci, Verdi si attestavano oltre il 10 %. Per noi è palese che le aspettative riposte nel governo Prodi, tantopiù dopo 5 anni del governo Berlusconi si siano infrante contro un governo liberista e in alcuni casi antipopolare. E'altresi evidente, che i limiti della Sinistra, non possano essere attribuiti esclusivamente ad "altri da se ", ma che invece vadano ricercati nel proprio agire politico, sia esso nazionale, quanto nei territori. I nodi quindi sono per noi principalmente tre :




il primo, in parte enunciato in precedenza, è stata la fallimentare prova di governo ( non torniamo ad elencare e spiegarne i motivi : welfare, base militare di Vicenza, diritti civili, ecc). Anche se c'è stata, l'autocritica è stata tardiva, e troppo accesa è stata invece la difesa del governo e delle sue politiche, soprattutto nel primo anno.




Il secondo nodo : l'incapacità della Sinistra nel capire le nuove esigenze, le paure del suo popolo. Questo è forse la questione principale. La precarietà è l'elemento principale di questa società. Entra con prepotenza nelle vite dei lavoratori, con angosciante violenza nelle esistenze quotidiane e nel futuro dei giovani. Questa sì che crea insicurezza, percepita, diffusa, angosciante. Che crea paura, ansia. Facile, molto facile, per forze come la Lega, fare leva su queste insicurezze , su queste paure. Quando per dare risposta a queste ( vere ) problematiche , la Sinistra è costretta a risposte complesse, articolate anche se necessarie, la Lega ad esempio, con il semplice individuare in "Roma ladrona" e nell'immigrato la causa di tutti i mali, ha vinto : la sua rozza risposta, sbagliata, pericolosa, è purtroppo vincente. Finchè non riusciamo a trovare gli strumenti adatti a far capire che sono la precarietà e i bassi salari a generare insicurezza, per noi la strada è in salita.


Il problema della Sinistra è quindi duplice. Da un lato, vi è un evidente limite di comunicazione, amplificato dal fatto che le strutture territoriali, alleggerite, svuotate anche per via di lunghi momenti di "guerriglia" intestina. Non si è riusciti a mettersi in connessione con la gente nei territori, siamo apparsi lontani, vicini solo ai settori marginali della società, sempre lontano da ciascuno di noi. In tal senso, le dichiarazioni soprattutto dei tanti giovani operai del nord sono preoccupanti. Preoccupanti perchè sono lo specchio di una società che sta vedendo i valori progressisti, nati con il risorgimento, con la Resistenza sempre più travolti da un egoismo feroce. E questo interessa anche le forze sociali, i sindacati : se la CGIL o la FIOM non riescono anche loro a fare egemonia culturale, a ricreare fra i propri iscritti una cosienza - non diciamo di classe ma almeno progressista - anche loro vivranno periodi difficili. Il lavoratore del nord, spesso dalla FIOM si fa difendere in fabbrica, ma dei suoi valori, della sua cultura ne fa carta straccia.


E' il prodotto di una Sinistra che ha perso la sua battaglia più grande : non quella politica ma quella culturale. Persa sicuramente per la forza enorme dell'avversario, ma persa soprattutto perchè ha inseguito troppo spesso forme, parole e pratiche elitarie, nei luoghi e nei modi.


Uno dei limiti principali del " bertinottismo " è stato proprio questo. Ci si è allontanati da una cultura popolare ampia, privilegiando forme a tratti snobistiche. C'è stato, specie negli ultimi anni, una deriva massmediatica eccessiva, indebolendo il radicamento nel territorio, inteso come contatto quotidiano con le persone, quelle in carne ed ossa. E' mancata la capacità di legare le problematiche tra loro : i diritti civili come terreno di costruzione per i diritti di tutti, e non solo di una piccola minoranza, la questione dei salari e della precarietà intrecciata al problema dell'immigrazione e non come causa. Si è avuta la pretesa - a causa di uno scollegamento con i processi reali, in parole povere non si ha più il " polso della situazione ", di pretendere che pensionati, lavoratori, disoccupati, potessero far propri pratiche e linguaggi distanti anni luce da loro. Si è corso troppo, causa la frenetica voglia di innovazione, perdendo di vista l'obiettivo. I ceti deboli hanno scelto, dal loro punto di vista giustamente, la strada più breve, quella più diretta, non sapendo che alla lunga, sarà quella peggiore.




Terzo, che si lega con i due precedenti è la questione del radicamento e della presenza territoriale. Per la Sinistra, questo è la questione delle questioni. Il radicamento è difficile da costruire, facile da distruggere, complesso da mantenere in vita. Gli elementi che portano ad una costruzione di radicamento reale, efficace sono diversi. A partire dalla scelta delle classi dirigenti periferiche, da chi in prima persona è dedito alla costruzione, giorno dopo giorno, di politiche di Sinistra. Spesso, troppo spesso, si è partiti dalla fine. Non sono state le lotte e le vertenze territoriali, sui luoghi di lavoro, di studio o altro a far crescere i dirigenti, anzi nei momenti "caldi" sono stati mandati compagni a dirigere quello che non poteva essere diretto : il tale movimento, preferiva affidare la guida, la delega a chi dall'inizio e a pieno titolo era sul campo. I dirigenti della Sinistra, a maggior ragione se giovani, è sul campo che devono formarsi e non, come spesso è accaduto, nel legarsi al tale deputato o al tale dirigente regionale per mere conquiste di posizione. O ancora peggio, avendo approcci di tipo esclusivamente teorico : penso alle tante forze spese per seminari, riviste, dibattiti sul fatto, ad esempio, se davvero c'è stata tanta differenza tra Trocky e Zinoviev.


La credibilità della Sinistra ( lo insegna la storia del Pci e del Psi ante-craxi ) è una storia fatta anche di tanti ottimi amministratori locali, elemento di contatto e congiunzione tra i cittadini, i lavoratori e le istituzioni : anche qui si è spesso sbagliato. Troppo spesso questi luoghi si sono rivelati posteggi in attesa di elezioni più importanti, luoghi di clientele: la debolezza dei partiti che supportavano questi amministratori ha fatto si che questi diventassero ostaggio dei partiti più grossi ed organizzati.


La Sinistra deve guardare, con forza ad una classe di nuovi amministratori, che prendano il meglio della storia della Sinistra in Italia ( pragmatismo, compatibilità tra esigenze reali e ideologie ). Sarà, specie nel futuro, con una sempre maggiore voglia di federalismo e quindi di potere decisionale ai territori, una delle sfide più importanti della Sinistra. Ovviamente, senza arrivare alle degenerazioni : cioè quella di "schiacciarci" sulle istituzioni locali o quella peggiore di creare un doppio livello, il partito degli amministratori ed il partito degli altri. Va costruita una classe politica nei territori forte, dove agli amministratori va affiancata una solida struttura, radicata nel territorio e nei movimenti sociali. Questi nodi vanno affrontati e queste problematiche , come altre che sono state poste in questi giorni ( rapporto con i sindacati ad esempio ) saranno centrali nel prossimo futuro.


Purtroppo, pare già che si stia prediligendo la strada peggiore : quella che, da una parte vede un approccio nostalgico-ideologico ( costituente comunista, quindi che parla ad una sola parte della sinistra, quella di cultura terzinaternazionalista ), e dall'altra quella della fumosità ( Sinistra Arcobaleno, in tutte le sue voci ) e della resa dei conti ( parte del Prc ). Tutte queste strade, portano alla catastrofe. Abbiamo perso una grossa battaglia, ma dalla consapevolezza del ruolo storico che abbiamo, bisogna ripartire. Ricordando che i partiti sono un mezzo, e non un fine. Il compito non è quello di ricostruire il tal partito, ma quello di ridare al paese la Sinistra, cioè la speranza.

Sinistra Socialista

martedì 15 aprile 2008

La Sinistra è scomparsa dal Parlamento.

La drammaticità del momento, ci induce ad evitare reazioni a caldo. Presto, ci esprimeremo su quanto è accaduto e soprattutto su quello che ci aspetta.
Intanto, riteniamo doveroso ( e questo dovrebbe essere costume solito per chi fa politica ) che i dirigenti della Sinistra si assumano le proprie responsabilità. Le dimissioni, possono essere un importante passaggio nella ricostruzione di un legame con il nostro popolo.

Sinistra Socialista

martedì 8 aprile 2008

La Cosa rossa si gioca tutto

di Aldo Garzia
da Il Riformista del 07/04/2008

La linea del Piave è stata fissata all'8 per cento. Sotto quella soglia, il risultato di Sinistra-Arcobaleno verrà considerato dai contraenti del patto politico-elettorale una sconfitta. Eppure l'8 per cento è distante dal 10 che nelle elezioni del 2006 era la somma dei voti di Rifondazione, Verdi e Pdci. Questa volta, con l'apporto degli ex diessini di Sinistra democratica, era ragionevole considerare l'obiettivo minimo il consolidare un risultato a due cifre. Ma il realismo dei sondaggi ha stabilito che una trentina di eletti alla Camera e una decina al Senato sarebbe un risultato tutt'altro che disprezzabile, visti gli handicap che Sinistra-Arcobaleno ha dovuto patire nella campagna elettorale (dalla decisione di Walter Veltroni di fare harakiri dell'alleanza di centrosinistra dell'Unione che ha sostenuto il governo Prodi, alla rapidità con cui si sono sciolte le Camere).Non è solo il "voto utile" invocato dal Partito democratico a far soffrire la sinistra di alternativa. Quello che doveva essere un progetto pensato e processuale, è diventato una emergenza elettorale per salvaguardare una rappresentanza parlamentare di resistenza, prendere fiato e rilanciarsi in un mutato quadro politico. Gli elettori di sinistra, già delusi per l'esperienza di governo, sentono così più puzza di escamotage che profumo di novità. Anche la composizione delle liste elettorali contribuisce a questa sensazione. Poche novità, nomi scelti con la logica dei tagli rispetto alla passata rappresentanza parlamentare (quasi centocinquanta eletti tra Camera e Senato), riproposta della leadership di Fausto Bertinotti come unica personalità in grado di assicurare il minimo comune denominatore a Prc, Verdi, Pdci e Sd. Pur spostandosi il Pd ulteriormente al centro, non si è aperto di conseguenza più spazio a Sinistra-Arcobaleno. L'eventuale ritorno di Berlusconi al governo, inoltre, fa meno paura del 2001 e del 2006 (non fosse altro perché si tratterebbe di una "terza volta"), mentre l'idea di pareggiare al Senato solletica gli elettori più di sinistra che potrebbero decidere il voto disgiunto: Sinistra-Arcobaleno alla Camera, Pd al Senato (il contrario di due anni fa, quando il Prc con il 7,2 per cento fu premiato al Senato dove Margherita e Ds si presentavano divisi mentre alla Camera correvano uniti sotto il logo dell'Ulivo).Se la soglia dell'8 per cento non fosse raggiunta, si potrebbe assistere di conseguenza all'ennesima frammentazione della Cosa rossa e a qualche bagarre interna alle singole componenti. Il Pdci di Oliviero Diliberto ritornerebbe a casa propria, puntando sulle elezioni europee dell'anno prossimo. La maggioranza dei Verdi potrebbe avvicinarsi al Pd. Rifondazione andrebbe a un congresso dove chi è stato critico rispetto alle scelte del segretario Franco Giordano tenterebbe la rivincita (dalla minoranza di Claudio Grassi e Alberto Burgio fino all'ex ministro Paolo Ferrero).A colpire, più di ogni altra constatazione, è la dispersione della novità che al nuovo progetto di Cosa rossa poteva assicurare Sinistra democratica sia come cultura politica, sia come bacino di militanti e di elettori. Forse l'addio al Pd è arrivato troppo tardi e sulla base di una analisi che ha tardato a prendere atto della realtà («Il Pd non si fa, troppe contraddizioni sul tappeto», si è continuato a dire fino a un anno fa). Forse si sono logorati eccessivamente i rapporti tra Sd e la sinistra della Cgil (la candidatura nel Pd dell'ex segretario confederale Paolo Nerozzi). Forse è stato un errore non continuare a fare dell'appartenenza al socialismo europeo - che pure comparenel logo di Sd - l'asse identitarie) di un nuovo soggetto della sinistra. Sta di fatto che ora la maggioranza di Rifondazione e Sd hanno la responsabilità di rendere irreversibile il tentativo di Sinistra-Arcobaleno, qualunque sia l'esito del 13-14 aprile.L'Italia dei prossimi mesi - è il pessimismo della ragione a far pensare così - potrebbe essere l'unico Paese europeo dove, oltre a non esserci un Partito socialista corposo elettoralmente e politicamente, non ci sarebbe neppure una nuova sinistra in grado di punzecchiare il Pd (l'esempio della Linke in Germania, nata dalla fusione della sinistra socialdemocratica di Oskar Lafontaine e gli ex comunisti di Gregor Gysi, resterebbe un obiettivo tutto in salita). Mentre Izquierda unida in Spagna ha perso terreno per la coerenza programmatica di José Luis Rodriguez Zapatero sui temi dei diritti e delle libertà, e in Francia il ridisegno della sinistra radicale è destinato ad attendere le sorti della crisi del Partito socialista di Ségolène Royal, qui da noi sarebbe la nascita del Partito democratico ad aver determinato il ghigliottinamento di ogni altro tipo di sinistra non trascurabile dal punto di vista politico ed elettorale.Sarebbe quindi opportuno che al buon risultato in voti del Pd si possa affiancare anche la tenuta del progetto di Cosa rossa (e chissà il miracoloso 4 per cento del Partito socialista alla Camera). Primum vivere, deinde philosopharì recita una saggia e antichissima massima latina.

Bertinotti - stralcio del saggio pubblicato sul numero in uscita in questi giorni de Alternative per il Socialismo


Pubblichiamo uno stralcio del saggio scritto da Fausto Bertinotti e pubblicato sull'ultimo numero di Alternative per il Socialismo.
Consigliamo vivamente la lettura del saggio, perchè al di la della condivisione o meno, come sempre Bertinotti mantiene le aspettative : non si ferma alla mera politica quotidiana, ma prova a " volare " più in alto, ad andare oltre il semplice appello al voto.

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A un mese dalle elezioni del 13-14 aprile, la nostra riflessione non può che concentrarsi sulla natura della sfida in cui ci siamo impegnati con la nascita delle liste de la Sinistra, l'Arcobaleno. Non ci riferiamo, ovviamente, solo all'importanza di un successo o di un risultato comunque positivo: è l'essenza di ogni competizione elettorale, perfino oltre la logica dei vincitori e vinti, e in elezioni costituenti, come quelle che si preparano, la posta in palio è, nientemeno, che l'esistenza di una democrazia davvero pluralistica, contro la riduzione bipartitica del sistema. C'è un problema in più. A noi pare quello decisivo.
E' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia. C'è chi l'ha dichiarato esplicitamente. Più ambiziosamente la cancellazione della sinistra in Italia è consegnata alla combinazione di processi politici e istituzionali con delle mutazioni socio-culturali. Le elezioni saranno un passaggio decisivo. E solo un buon risultato elettorale de la Sinistra l'Arcobaleno può realizzare la condizione necessaria a che la sinistra possa occupare la scena politica del futuro del Paese. Ma qual è l'ambizione politica del progetto che abbiamo appena iniziato a costruire? Ed ecco un'altra "legge" troppo spesso trascurata: i cartelli elettorali, se come tali sono concepiti e come tali continuano a riproporsi, sono destinati a vita stentata ed effimera e, al fine, a dissolversi. Dunque, la Sinistra, l'Arcobaleno non può essere, né soltanto né prevalentemente, il frutto di un'alleanza contingente tra forze politiche affini, o una occasionale convergenza dettata dalla tumultuosa ristrutturazione in corso del sistema politico.
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Noi la intendiamo come una sfida. Se vogliamo ricostruire la presenza protagonistica della sinistra sulla scena della politica, ridare corpo e senso alla sinistra dentro la società e nel conflitto sociale, tornare ad incidere nel senso comune, non possiamo che ricominciare da qui, dal cimento elettorale: ma sapendo bene che questa è soltanto una tappa, pur imprescindibile, di un percorso rifondativo molto più vasto.
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Da questo punto di vista, la costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra (un soggetto unico, non necessariamente un partito, ma certo un'organizzazione politica autonoma, democratica, partecipata, unitaria ed autosufficiente) è per noi un processo irreversibile. E' un'impresa che può essere entusiasmante, nella quale spero che i "soci fondatori" investano le loro energie con la massima generosità possibile fino al loro trascendimento nel soggetto unitario e gli altri soggetti politici e culturali che costituiscono in Italia una sinistra ricca e diffusa si gettino nell'impresa senza riserve. Non avremo prove d'appello.
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Ma in una parte del nostro elettorato, e anche dei nostri militanti e quadri dirigenti, circola un diffuso pessimismo. La sensazione di una sconfitta ormai consumata. La tendenza a smarrire non forse le ragioni, ma la "ragion d'essere" di un'impresa politica di sinistra. La paura di non farcela, ma, di più, un rilevante grado di sfiducia nella possibilità di risalire la china. Questo groppo di umori e di sentimenti viene da lontano, dalla sconfitta storica che abbiamo patito nel ‘900, ma viene anche e sopratutto da vicino, sta nelle delusioni accumulate nei due anni dell'Unione e del governo Prodi. Nè possiamo negarne la fondatezza, specie nell'era della baumaniana "liquidità" di tutto. Come negare, del resto, che il nostro tentativo di "cambiare davvero l'Italia", accedendo ad una alleanza di governo con i riformisti e con i moderati, puntando sulla permeabilità dell'esecutivo alle istanze dei movimenti, battendoci fino all'ultimo istante per innescare un'inversione di rotta nelle politiche sociali e nella redistribuzione della ricchezza, è stato nel suo dato di fondo sconfitto? Come non vedere che il governo Prodi ha pur fatto alcune cose buone, ma non ha fatto l'essenziale, vale a dire quel cambiamento del Paese che era alla base della sua pur risicata vittoria elettorale?
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E tuttavia sarebbe del tutto errato indurre da questo (provvisorio) bilancio (che andrà ben altrimenti approfondito, nei tempi e nelle sedi opportune) una qualche conclusione "definitiva". Le difficoltà sono rilevanti e non vanno né sottaciute né sottovalutate - infuria a tutt'oggi proprio su di noi quella crisi della politica che per parte ampia coincide proprio con la crisi della sinistra. Ma è falsa, non è fondata nella realtà, l'immagine di un Paese desertificato, ormai deprivato di storie, culture, esperienze connesse al movimento operaio e alla sinistra, ormai esposto soltanto al "saccheggio" delle destre, delle forze moderate o centriste o comunque lontane da ogni ipotesi di trasformazione. Un Paese, insomma, nel quale noi, Sinistra, ci aggireremmo come una (presunta) avanguardia isolata, se non obsoleta, attardata e nostalgica, se non conservatrice. E che non avrebbe più bisogno della dialettica destra-sinistra che, come ripete Massimo Cacciari, "è finita da quarant'anni", sepolta dalla cosiddetta morte delle ideologie.
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Invece, in Italia oggi, c'è un muro da abbattere, quello che separa una sinistra impedita di esserlo dalla solitudine in cui è precipitata la propria condizione sociale. Tocca a noi abbatterlo, ricostruendo una sinistra credibile. Le risorse ci sono. Nell'Italia, pur devastata da un ventennio di egemonia neoliberista, esiste una sinistra sociale e culturale - una "sinistra del vivere" - che ha parzialmente liberato più d'un territorio, più d'una soggettività, più di un'alterità singola o collettiva. Essa è certamente assai più grande delle forze politiche che si sono provate a rappresentarla, anzi talora è da esse lontana - o ne diffida profondamente. Ma c'è, ed è anzitutto a questo serbatoio prezioso di esperienze e di pratiche che dobbiamo avere la volontà e la capacità di riferirci. Quel crogiolo di proposte e di lotte che, a cominciare dalle mobilitazioni contro la precarietà e dalla durissima conquista del contratto metalmeccanico, ha portato sulla scena centinaia di vertenze per l'ambiente e la salute, per l'acqua, per l'alternativa energetica, per la difesa (e la conquista) di diritti civili essenziali. Quel crogiolo in cui vivono esperienze interessanti di lavoro autonomo e di nuove comunità. Ma anche, oltre ai movimenti vecchi e nuovi, quel macrocosmo di "lavoro pubblico buono" (insegnanti eccellenti pagati 1500 euro al mese, operatori della cultura disponibili a straordinari gratuiti pur di consentire l'accesso a un Museo, medici e infermieri dediti al loro lavoro come a una funzione sociale, artisti alla ricerca della qualità prima che del successo facile) troppo spesso oscurato dalle campagne, pur talora fondate, contro i disservizi del pubblico. E' un'altra Italia, ricca di pratiche demercificate. Non riconosciuta, non valorizzata, non rappresentata, e perciò bisognosa di riconoscimento, messa in valore, rappresentanza: questa sarebbe la novità reale, capace di sconfiggere la cultura del nuovismo, in questo nostro Paese. Questo è anche l'impegno primario di una sinistra nuova: più che un impegno, anzi, una missione storica, una vocazione, un programma, che è poi un orizzonte concreto, ben prima che un elenco di obiettivi "giusti". E' la stessa domanda che si manifesta crescentemente in molte iniziative della campagna elettorale appena la richiesta di un voto per la Sinistra l'Arcobaleno viene sormontata dall'impegno a partire da e per dar vita, senza alcuna incertezza, alla costituente di una nuova organizzazione della politica italiana.
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Ma quale orizzonte? Quale terrestre "al di là", come diceva Rosa Luxemburg, che può nascere soltanto nel fuoco quotidiano dell'"al di qua", nella ribellione alle ingiustizie, nella centralità della persona e dei suoi diritti, nel rifiuto della logica del mercato e dell'impresa come paradigma sovraordinatore e totalizzante delle relazioni sociali? Noi possiamo chiamarlo "nuovo umanesimo", o "centralità dell'umano", pur consapevoli della imperfezione relativa di queste espressioni. Ma persuasi del carattere regressivo - in questo senso "disumano" - che va acquistando il capitalismo del nostro tempo. Forte di una rivoluzione scientifica e tecnologica senza precedenti, forte della creazione, inedita nella storia, di un mercato mondiale unico e di un dominio pressoché incontrastato della forma di merce, forte, ancora, del drammatico indebolimento della politica organizzata, quella affermatasi col movimento operaio, esso produce una crescita economica oramai radicalmente separata dallo sviluppo umano - dai bisogni e dai diritti delle persone come della Natura. Una crescita in sè generatrice di diseguaglianze enormi e di catastrofi ambientali. Una competizione "animale", talora selvaggia, che produce l'orrore della Guerra (e del suo gemello, il terrorismo). Una pratica dello sviluppo, alla fine, che non riesce più ad utilizzare le straordinarie risorse umane che si affacciano sulla scena del mondo - ed anzi, le spreca, le dilapida, le umilia, le distrugge a ritmi crescenti. Non è malvagità, ma cecità sistemica - e caos.
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Per la prima volta nella sua lunga vicenda storica, la sinistra è dunque chiamata a un compito radicale: la salvezza dell'umanità. Non si tratta più, soltanto, di liberare il proletariato dalle catene dello sfruttamento e dell'alienazione ma di farlo all'interno della liberazione della specie dal rischio della catastrofe. Ovvero, quel proletariato è cresciuto a dismisura, in Italia e nel mondo, nei rapporti di produzione, nella produzione di scienza e conoscenza, nei suoi confini, eppure intanto si è fatta difficile la possibilità di riconoscersi nell'appartenenza ad una comune identità, la concreta possibilità di costituirsi in coalizione, in forza di cambiamento. Per questo, non siamo profeti disarmati, ma dobbiamo sapere qual è la portata reale dell'impresa. La nuova sinistra nasce a "vocazione maggioritaria". Ma, per l'altra faccia della stessa medaglia, senza la rinascita di una sinistra dell'eguaglianza e della libertà che muova dalla critica di questo ultimo capitalismo esce dalla scena politica proprio il suo tema fondamentale: la trasformazione della società. (...)
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Il richiamo alla politica, naturalmente, non ha nulla di neutro. Quale politica può davvero contrastare la disaffezione e la sfiducia? Quale politica potrà dirsi davvero riformata? E' il tema ineludibile della Grande Riforma a cui "la Sinistra, l'Arcobaleno" è chiamata. Che dovrà avere un segno (e un senso) etico forte, proprio perché tutte le questioni della politica, dal salario ai diritti civili, sono "eticamente sensibili". Per noi deve potersi rintracciare l'origine nella liberazione dell'uomo da ogni forma di sfruttamento e di alienazione, mentre deve poter fondare la pratica politica sulla sobrietà, sulla coerenza tra il dire e il fare, su autentiche pratiche nonviolente, che bandiscano da sé le propensioni gerarchiche e autoritarie.
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In questo senso - non è questa certo una riflessione conclusiva - bisogna mettere al centro il tema di una nuova "connessione sentimentale", tra dirigenti e militanti, tra protagonisti politici e popolo, tra la Sinistra l'Arcobaleno e i soggetti del suo progetto. Ma le emozioni, i sentimenti e le passioni che nutrono la buona politica non camminano da soli, né rappresentano semplicemente il nostro lato emotivo, irrazionale, spontaneo: per costruire una nuova connessione sentimentale, dalla quale il nuovo soggetto della sinistra tragga linfa e vitalità, servono emozioni collettive, passioni condivise, volontà e capacità di mettere in comune indignazione, collera, dolore, fervore della rinascita, gioia e allegria. Serve un lavoro, vero e proprio. Servono tutti I colori dell'arcobaleno, per sconfiggere il nero che ci sovrasta. E serve, forse, prima di ogni altro, per chi si rimette in cammino quel prezioso riferimento rivoluzionario che mosse i nostri antenati un po' più di duecento anni fa: la Fraternità.
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Conclusione: un voto per la Sinistra, l'alternativa. Il cerchio si chiude così dischiudendo la strada ad un nuovo cammino possibile, la rinascita di una nuova sinistra in Italia con un orizzonte europeo. Il compito è rimettersi in cammino, rinunciando ad ogni rendita di posizione (a che vale ormai?) e investendo sentimenti e ragione nella costruzione di un progetto politico di liberazione e di un soggetto politico all'altezza delle più ambiziose domande di partecipazione e di riforma della politica. Conquistare il voto per la Sinistra, l'Arcobaleno alle lezioni del 13 e 14 aprile è, ora, il primo passo e la conquista della condizione necessaria per ricominciare.

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Proviamo a fare qualche riflessione, limitandoci a questo stralcio, e limitandoci ad evidenziare esclusivamente ciò che non condividiamo. Evitiamo quindi, inutili ripetizioni.
Bertinotti lo dice subito a chiare lettere : " E' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia ". E' questo l'assunto principale del saggio e da qui Bertinotti fa partire le sue riflessioni.
Noi condividiamo questa affermazione, ma crediamo anche che questo elemento non puo' essere ricondotto esclusivamente a colpe " altrui " ( volontà del poteri forti, nascita del Pd ecc. ).
La sconfitta storica della sinistra in Italia ha radici profonde e nel passato, più o meno recente. E se del passato l'attuale classe dirigente della sinistra puo' " chiamarsi fuori ", della situazione attuale è doveroso che si assuma la sua parte di responsabilità. A partire, ovviamente, da Bertinotti. In parte, l'autocritica c'è, ma crediamo che non sia sufficiente. Naturalmente siamo lontani dal voler fare processi politici, ci limitiamo a considerazioni. L'elemento che mettiamo in evidenza è il fatto che ci sono stati settori non marginali della sinistra - non solo nel Prc - che alcune questioni su come si è arrivati al governo e sul come si è stati in quel governo, le hanno poste. Purtroppo, c'è stato un evidente deficit di " ascolto ". Commentando altri articoli pubblicati su questo sito, abbiamo già toccato questo argomento. E' chiaro che adesso - e Bertinotti non lo nasconde - il sentimento prevalente tra il corpo militante della Sinistra, ma anche tra gli elettori è quello della pessimismo e della disillusione : sarebbe sbagliato nasconderlo.
Ma crediamo anche, che alcune forzature potrebbero continuare ad alimentarlo. Riteniamo sbagliato il voler procedere sulla strada dell'unità in un modo tutto politicista e senza reale partecipazione di tutti. Crediamo che per costruire un soggetto ( ma che punti a diventare un partito vero e proprio, strutturato per reggere il confronto con partiti che si strutturano e potenziano sempre di più - vedi il Pd ) la fretta sia una cattiva consigliera. I malumori presenti in settori del Prc, Pdci e Verdi sono un elemento da tenere ben presente. Anche qui, crediamo sia più utile proseguire nella strada che porti a convincere i compagni e non portarli alla ratifica di decisioni già prese. Con discussioni all'interno dei partiti e con i soggetti che vedono nel processo dell'unità a Sinistra una necessità storica.
Altrimenti, le fondamenta della nuova Sinistra verrebbero seriamente minate. Le necessità di un soggetto unico e forte, radicale ed anticapitalista, che sappia raprresentare, come più volte Bertinotti ha detto, quella " sinistra diffusa " è una esigenza reale alla quale non possiamo sottrarci. Ma, proprio per questo, riteniamo sbagliati comportamenti che portano ad un ulteriore frammentazione, e quindi alla sconfitta.
Ci vogliamo limitare per ora solo a queste brevi considerazioni, anche perchè riteniamo che, in questi ultimi e preziosi giorni di campagna elettorale, la cosa più utile da fare sia utilizzare tutte le energie per la conquista di ogni voto " utile ", cioè di quei voti che rafforzeranno la costruzione di una nuova Sinistra.

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Sinistra Socialista

sabato 5 aprile 2008

Boselli sul caso Pecoraro Scanio

Condividiamo in toto le dichiarazioni di Enrico Boselli sulla vicenda Pecoraro Scanio.
Sinistra Socialista
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Roma, 4 apr. (Apcom)
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“È assordante il silenzio dei due maggiori partiti attorno a Pecoraro Scanio”. È quanto afferma Enrico Boselli, candidato premier del Partito socialista.
“Ancora una volta - continua Boselli - assistiamo al fenomeno del garantismo a targhe alterne e nessuno sembra preoccuparsi granché dei rischi dell’ennesimo linciaggio mediatico a pochi giorni dal voto. Come mai Veltroni non spende una parola per un ministro del governo Prodi? E perché tace Berlusconi che se fosse capitato a lui avrebbe già strillato contro la giustizia a orologeria? Il garantismo è la strada maestra per tutelare la giustizia”.

venerdì 4 aprile 2008

Socialisti e Sinistra Arcobaleno

In queste ore, non poche dichiarazioni su possibili rapporti tra PS e SA. Si sono espressi, oltre Bertinotti, anche Boselli, Migliore, Grillini. Un nostro breve commento, ma sulla questione - che riteniamo importante - ci ritorneremo.
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Abbiamo da tempo valutata come possibile ed auspicabile una collaborazione con i socialisti del Ps su alcuni temi specifici ( laicità, diritti civili, istruzione pubblica ) come nelle amministrazioni locali. Ma, francamente, nonostante il nostro non pregiudiziale approccio, andare oltre, oggi, è davvero difficile.
Farlo, creerebbe esclusivamente possibili fratture all'interno dei due schieramenti ( nel PS e nella SA ). Se è vero che non pochi temi uniscono, tanti e fondamentali dividono : i riferimenti storici al passato socialista italiano per lo Statuto dei Lavoratori, come la politica sul medioriente possono trovare casa nella SA, ma nel PS queste questioni vengono citate esclusivamente come " patrimonio storico ", non vengono più declinate nelle loro politiche quotidiane. Faciamo un esempio. E' davvero immaginabile che chi praticamente rivendica legge 30 ad esempio possa trovare forme di collaborazione con chi la vuole fortemente cambiare, quando non cancellare ? Dirigenti che fino a pochi mesi fa erano con il centro destra, possono trovare forme di collaborazione con la SA ? Con tutta la buona volontà, lo troviamo davvero improbabile. E' chiaro che è auspicabile che una cultura socialista ( intendendola nella variante " temperata " un po' meno di sinistra ) sia presente in una Sinistra più ampia. Serve per ingrandire il fronte che vuole contastare il duopolio PD-PDL, serve per i lavoratori, serve per i giovani, per le classi meno abbienti. Ma la nuova Sinistra, deve parlare di un nuovo Socialismo, deve essere coerentemente e modernamente anticapitalista, non puo', altrimenti non è, limitarsi ai soli diritti civili ed alla laicità.
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Sinistra Socialista

mercoledì 2 aprile 2008

E Bertinotti tese la mano ai «compagni socialisti»


di S.C. da l'Unità del 02/04/2008

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Marciare divisi per colpire uniti può andare bene solo fino a un certo punto, poi bisogna fare fronte comune. Ecco perché Fausto Bertinotti tende una mano ai «compagni socialisti», auspicando l'apertura di un dialogo all'indomani del voto. «La questione di una forza socialista in Italia è un problema aperto, in questa campagna non ha una risposta soddisfacente», nota il presidente della Camera nel corso di una videochat sul sito web della Sinistra arcobaleno. Da qui la proposta a tutte «le componenti socialiste che sono interessate alle sorti della sinistra italiana» di aprire un canale di comunicazione che parta dalla «vicinanza sulla laicità, sull'idea di difendere la persona da ogni forma di oscurantismo».Al candidato premier della Sinistra arcobaleno non sfugge che con Enrico Boselli e i suoi ci sono anche elementi di diversità, in particolare sul teneno della politica economica e sociale: «I socialisti si sono andati convincendo dell'utilità di una politica sostanzialmente liberale, dell'idea della privatizzazione, che invece secondo me ha fallito». Ma Bertinotti si rende anche conto che quello che definisce il «duopolio» Pd-Pdl mette a rischio l'esistenza stessa di grandi famiglie culturali e politiche italiane. E se l'unità della sinistra cosiddetta radicale è per Bertinotti «questione di vita o di morte», le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato dell'attuale legge elettorale mettono i socialisti di fronte a un serio rischio di estinzione in Parlamento. La risposta di Boselli non si fa attendere, ma contiene anche elementi critici: «Un patto in difesa della laicità va fatto, ma andrebbe fatto prima del voto», dice il candidato premier del Partito socialista. «Bertinotti, invece, scegliendo programmaticamente di stare all'opposizione, ha reso impercorribile il cammino di un accordo comune per una sinistra riformista e socialdemocratica». Accenti polemici che al quartier generale della Sinistra arcobaleno vengono minimizzati. Un po' perché lo stesso Boselli ammette comunque che il dialogo «resta fondamentale» perché «i diritti di libertà e di laicità chiaramente non passano il Pd di Veltroni e Di Pietro». Un po' perché all'interno dello stesso Partito socialista c'è chi, come Lanfranco Turci, dice che al di là delle differenze tra sinistra movimentista e sinistra riformista, «è giusto tenere aperto un confronto in vista di un futuro post elettorale» in cui il punto interrogativo sarà il ruolo che giocherà il Pd.Comunque vadano queste prove di dialogo, Bertinotti è convinto che quello dell'unità a sinistra è un «processo irreversibile», che dopo il voto di aprile bisogna aprire il processo costituente della Sinistra arcobaleno che vada ben al di là della «ipotesi federativa» di cui parla Oliviero Diliberto e che in questa fase «è meglio passare per l'opposizione, ricostruire i rapporti di forza, di partecipazione e quindi l'emozione".
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Diciamo semplicemente, che nel momento in cui avere nuovi diritti civili è sempre più difficile, la chiesa e il suo apparato prepotentemente condizionano la vita politica e sociale del paese, si arriva a dover fare battaglie di difesa di diritti acquisiti da decenni, la collaborazione con i socialisti del PS è più che mai positiva. Le differenze su tanti altri temi sono evidenti ( inconciliabili le posizioni del PS su politiche del lavoro ed internazionali con una sinistra anticapitalista ), ma questo non deve impedire un dialogo su quanto unisce.
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Sinistra Socialista

martedì 1 aprile 2008

Anche con la 194 scegliamo la vita. Alberta risponde a Marianna.

Pubblichiamo la lettera di Alberta, in risposta a quella pubblicata oggi sul Corriere della Sera. da www.sinistrarcobaleno.it
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Marianna,mi permetto di darti del tu - forte del fatto che siamo coetanee, anzi, io ho un anno in meno di te - presto so che dovrò chiamarti Onorevole Madia, poichè la tua posizione in lista è una scelta forte, anche coraggiosa, e che certo ti ha procurato qualche discutibile rogna, oltre che la certezza della tua elezione.Giovani donne in politica ce ne sono davvero poche, figuriamoci in Parlamento. Quindi il mio più sincero in bocca al lupo, innanzitutto. Tuttavia, Marianna, non posso che contestare i contenuti che esprimi. Sono rimasta sconcertata di fronte all’intervista che hai rilasciato qualche giorno fa. Che il PD fosse un partito di centro, lo si sapeva; quello che ora è lampante è che tutta questa “novità” che Veltroni sta sbandierando altro non è che l’ennesima trovata di facciata dietro la quale si nasconde un programma più vicino alle gerarchie ecclesiastiche che ai giovani e alle giovani che ti candidi a rappresentare.Innanzitutto, l’aborto non è il fallimento della politica, bensì una conquista del movimento delle donne, una conquista della laicità, sancita con la vittoria ad un referendum nel ‘78. Ma è anche di più. L’aborto è una scelta dolorosissima, ma è pur sempre una scelta, copiuta da una donna che decide - liberamente e consapevolmente - del suo corpo. Tu dici che la vita è vita dall’inizio alla fine… ebbene, Il nostro sì, Marianna, è l’inizio di una relazione, l’inizio della vita stessa, per questo, quel sì non può esserci estorto. Definisci l’aborto fallimento etico, ma come? Semmai, il fallimento è rimettere in discussione la nostra autodeterminazione per fini strumentali come quello di strizzare l’occhio al Vaticano. L’aborto non è un anticoncezionale e non è usato in tal senso da noi donne. Riconosciamo però che un grave - gravissimo - problema si pone per le minori e le donne straniere che abortiscono ancora clandestinamente tramite il Cytotec, un farmaco divenuto tristemente famoso grazie alle chat e i forum dove le giovanissime si scambiano informazioni su quanto usarne per interrompere la gravidanza senza finire emorragiche in ospedale. Anche noi scegliamo la vita. Scegliamo la vita di quelle ragazzine e di quelle donne! Scegliamo che si facciano dei seri programmi di educazione affettiva e sessuale all’interno delle nostre scuole, che si parli di diritto all’autodeterminazione a partire dai 14 anni, che si rafforzino i nostri consultori perchè possano tornare ad essere quei luoghi laici dove trovare informazioni e sostegno nei momenti di difficoltà. Gli operatori che vi lavorano sono straordinari nella loro professionalità nonostante i continui tagli a cui sono sottoposte le strutture e gli incessanti attacchi che culminano sempre nella proposta scellerata di permettere a movimenti paravaticani di presidiare le strutture coinvolte nell’ivg.Parli di famiglia, e ne siamo felici! Ma di quale famiglia stiamo parlando? Noi lavoratrici precarie non possiamo neppure permettercelo il sogno di una famiglia, poichè sulla nostra testa pesa la spada di Damocle del rinnovo del contratto, perchè ci chiedono di aprirci una falsa partita iva (con un unico committente!) per potersi sbarazzare di noi senza pagarci la maternità. Il sogno di diventare mamma per noi è accantonato. Oggi la scelta non è più maternità o carriera, ma maternità o lavoro: per questo chi difende la famiglia non mette in discussione la legge 194 ma la legge 30. Altro che bonus bebè, Marianna, che ce ne facciamo del bonus bebè? Un figlio è a tempo indeterminato.Parliamo anche noi di famiglia, anzi famiglie, di riconoscimento delle unioni di fatto e istituzione dei matrimoni per le persone omosessuali. Unioni d’amore, unioni in cui si sceglie la vita. In cui nascono figli, nonostante voi vi ostiniate a rimuovere questa realtà: l’omogenitorialità e la transgenitorialità esistono e i bambini e le bambine crescono sani e sane nonostante le vostre mistificazioni. Nonostante l’assenza di partecipazione e diritti riconosciuti dalla politica.Marianna, tu dici di rappresentare la “generazione Erasmus”, abbiamo la stessa età ma siamo di due generazioni diverse: io appartengo alla generazione di chi si è pagata l’università facendo la baby-sitter, di chi con un master finisce a lavorare in un call-center, delle tante lavoratrici precarie che passano da uno stage all’altro sentendosi dire “del rinnovo del tuo contratto ne parliamo a cena”.Vogliamo vivere in una società in cui parlare di “uguali diritti” non sia ritenuto “pazzo” o “coraggioso”, ma GIUSTO, e poi scontato, superfluo.Noi vogliamo cambiare il mondo.Il pd, ha cambiato tutto per non cambiare un bel niente!
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Alberta Xodo, Sinistra l’Arcobaleno

La Sinistra - L'Arcobaleno - Lo spot TV

Intervista a Fausto Bertinotti da Il Manifesto di domenica 9 marzo

Manifesto della Sinistra Socialista - Sintesi


La fine del vecchio e l'inizio del nuovo secolo sono segnati da una forte crisi che investe tutto l'intero sistema sociale : dall'economia alla cultura, dall'ambiente ai diritti. Le manifestazioni di questa crisi sono moltepilici : dalla crisi economica mondiale, che rischia di investire tutti gli stati sviluppati al dilagare della precarietà, finanche ad un mai risolto problema della disoccupazione; da un quanto mai attuale problema della pace nel mondo alle tragiche questioni ambientali, dall'invadenza della religione nella scuola, nella società, ad un imbarbarimento culturale delle giovani generazioni.Davanti ad uno scenario come questo, il nuovo movimento dei lavoratori, potrà vincere questa sfida solo dotandosi di un progetto ambizioso, alto e sinceramente realistico. Che trae la sua ispirazione dalle grandi culture politiche del passato ( socialiste e comuniste in primis ) e dalle grandi lotte che il movimento ha combattutto. La crisi di questo capitalismo è evidente, ma gli sbocchi non sono scontati : nella dilemma sempre attuale tra " socialismo e barbarie ", quest'ultima potrebbe prevalere.La capacità del nuovo movimento operaio di guidare ed incidere nei processi, potrà avere come possibile esito della crisi, il Socialismo. Socialismo che si svilupperà su pochi ma precisi criteri e valori : uguaglianza, centralità del lavoro, benessere economico diffuso, salvaguardia dell'ambiente, laicità della società come base dei diritti civili.Sarà necessaria nel tempo, una tessitura di alleanze riformatrici, con settori del nuovo movimento operaio e con settori della società progressista. Alleanze anche mobili, nel tempo e nei luoghi, senza perdere mai la prospettiva socialista ed anticapitalista. All'interno della varia articolazione della Sinistra, fondamentale sarà la ricerca dell'unità, nei contenuti, con partiti e movimenti. Dare cittadinanza politica alla Sinistra diffusa, a quella nascosta. La Sinistra che con coraggio e coerenza deve operare ovunque, in tutti i settori della società, dai luighi di lavoro alle periferie, dai movimenti a tutti i livelli delle istituzioni, senza paure. Per fare questo, è necessaria una chiara autonomia politico-organizzativa : plurale, che garantisca e che metta a valore le diverse esperienze e le culture.La situazione politica venutasi a creare in Italia ( due grandi partiti liberisti ) ci impone una svolta. La barbarie è dietro l'angolo.