lunedì 21 aprile 2008

Sinistra. Quale futuro ?




Il terremoto elettorale ci ha travolti tutti. Per la prima volta, dal dopoguerra, in parlamento non ci sarà la Sinistra : non ci saranno comunisti, non ci saranno i socialisti.


Dopo lo shock, è necessaria una seria analisi per capire cos'è successo, non solo negli ultimi mesi ma forse negli ultimi anni, unico modo per cercare di costruire la Sinistra del futuro. Mai come adesso è fondamentale fare tesoro degli errori del passato.


La sconfitta ha proporzioni storiche e forse di storiche ne ha anche le radici : c'è chi, come Tortorella, ha dichiarato che l'errore principale è da ricercarsi nella divisione tra socialisti e comunisti nel '21 ( tesi su cui sarà necessario ritornare ), chi nel non aver capito la società degli ultimi 15 anni e quindi le nuove contraddizioni, chi nella " scommessa perduta del Prc " con le sue innovazioni, con il rapporto privilegiato con alcuni settori di movimento, marginali da una lato e troppi " salotti " dall'altro, chi nel prodotto di un percorso che parte nel '80 alla Fiat, passa per il craxismo ed arriva al Veltrusconi. Crediamo, che in tutto ciò vi sia una parte di verità che ha portato alla situazione attuale, insieme ad altre questioni ed altri elementi, oggettivi e soggettivi. In questa sede, ci limitiamo, con modestia, a cercare di evidenziare alcuni limiti.


Noi cerchiamo di dare il nostro, seppur piccolo, contributo. Per ripartire, per ridare forza e vita alla Sinistra.



Il dato di partenza è chiaro, quanto tragico. Il paese, la società, i lavoratori vanno a destra. La peggiore destra, quella populista, a tratti xenofoba. Quando questo accade, è evidente le colpe le si devono cercare nella sinistra e nella sua incapacità di dare risposte, di fase e di prospettiva al proprio blocco sociale di riferimento. Eppure, il risultato elettorale di due anni fa prometteva ( forse anche troppo ) bene : Prc, Pdci, Verdi si attestavano oltre il 10 %. Per noi è palese che le aspettative riposte nel governo Prodi, tantopiù dopo 5 anni del governo Berlusconi si siano infrante contro un governo liberista e in alcuni casi antipopolare. E'altresi evidente, che i limiti della Sinistra, non possano essere attribuiti esclusivamente ad "altri da se ", ma che invece vadano ricercati nel proprio agire politico, sia esso nazionale, quanto nei territori. I nodi quindi sono per noi principalmente tre :




il primo, in parte enunciato in precedenza, è stata la fallimentare prova di governo ( non torniamo ad elencare e spiegarne i motivi : welfare, base militare di Vicenza, diritti civili, ecc). Anche se c'è stata, l'autocritica è stata tardiva, e troppo accesa è stata invece la difesa del governo e delle sue politiche, soprattutto nel primo anno.




Il secondo nodo : l'incapacità della Sinistra nel capire le nuove esigenze, le paure del suo popolo. Questo è forse la questione principale. La precarietà è l'elemento principale di questa società. Entra con prepotenza nelle vite dei lavoratori, con angosciante violenza nelle esistenze quotidiane e nel futuro dei giovani. Questa sì che crea insicurezza, percepita, diffusa, angosciante. Che crea paura, ansia. Facile, molto facile, per forze come la Lega, fare leva su queste insicurezze , su queste paure. Quando per dare risposta a queste ( vere ) problematiche , la Sinistra è costretta a risposte complesse, articolate anche se necessarie, la Lega ad esempio, con il semplice individuare in "Roma ladrona" e nell'immigrato la causa di tutti i mali, ha vinto : la sua rozza risposta, sbagliata, pericolosa, è purtroppo vincente. Finchè non riusciamo a trovare gli strumenti adatti a far capire che sono la precarietà e i bassi salari a generare insicurezza, per noi la strada è in salita.


Il problema della Sinistra è quindi duplice. Da un lato, vi è un evidente limite di comunicazione, amplificato dal fatto che le strutture territoriali, alleggerite, svuotate anche per via di lunghi momenti di "guerriglia" intestina. Non si è riusciti a mettersi in connessione con la gente nei territori, siamo apparsi lontani, vicini solo ai settori marginali della società, sempre lontano da ciascuno di noi. In tal senso, le dichiarazioni soprattutto dei tanti giovani operai del nord sono preoccupanti. Preoccupanti perchè sono lo specchio di una società che sta vedendo i valori progressisti, nati con il risorgimento, con la Resistenza sempre più travolti da un egoismo feroce. E questo interessa anche le forze sociali, i sindacati : se la CGIL o la FIOM non riescono anche loro a fare egemonia culturale, a ricreare fra i propri iscritti una cosienza - non diciamo di classe ma almeno progressista - anche loro vivranno periodi difficili. Il lavoratore del nord, spesso dalla FIOM si fa difendere in fabbrica, ma dei suoi valori, della sua cultura ne fa carta straccia.


E' il prodotto di una Sinistra che ha perso la sua battaglia più grande : non quella politica ma quella culturale. Persa sicuramente per la forza enorme dell'avversario, ma persa soprattutto perchè ha inseguito troppo spesso forme, parole e pratiche elitarie, nei luoghi e nei modi.


Uno dei limiti principali del " bertinottismo " è stato proprio questo. Ci si è allontanati da una cultura popolare ampia, privilegiando forme a tratti snobistiche. C'è stato, specie negli ultimi anni, una deriva massmediatica eccessiva, indebolendo il radicamento nel territorio, inteso come contatto quotidiano con le persone, quelle in carne ed ossa. E' mancata la capacità di legare le problematiche tra loro : i diritti civili come terreno di costruzione per i diritti di tutti, e non solo di una piccola minoranza, la questione dei salari e della precarietà intrecciata al problema dell'immigrazione e non come causa. Si è avuta la pretesa - a causa di uno scollegamento con i processi reali, in parole povere non si ha più il " polso della situazione ", di pretendere che pensionati, lavoratori, disoccupati, potessero far propri pratiche e linguaggi distanti anni luce da loro. Si è corso troppo, causa la frenetica voglia di innovazione, perdendo di vista l'obiettivo. I ceti deboli hanno scelto, dal loro punto di vista giustamente, la strada più breve, quella più diretta, non sapendo che alla lunga, sarà quella peggiore.




Terzo, che si lega con i due precedenti è la questione del radicamento e della presenza territoriale. Per la Sinistra, questo è la questione delle questioni. Il radicamento è difficile da costruire, facile da distruggere, complesso da mantenere in vita. Gli elementi che portano ad una costruzione di radicamento reale, efficace sono diversi. A partire dalla scelta delle classi dirigenti periferiche, da chi in prima persona è dedito alla costruzione, giorno dopo giorno, di politiche di Sinistra. Spesso, troppo spesso, si è partiti dalla fine. Non sono state le lotte e le vertenze territoriali, sui luoghi di lavoro, di studio o altro a far crescere i dirigenti, anzi nei momenti "caldi" sono stati mandati compagni a dirigere quello che non poteva essere diretto : il tale movimento, preferiva affidare la guida, la delega a chi dall'inizio e a pieno titolo era sul campo. I dirigenti della Sinistra, a maggior ragione se giovani, è sul campo che devono formarsi e non, come spesso è accaduto, nel legarsi al tale deputato o al tale dirigente regionale per mere conquiste di posizione. O ancora peggio, avendo approcci di tipo esclusivamente teorico : penso alle tante forze spese per seminari, riviste, dibattiti sul fatto, ad esempio, se davvero c'è stata tanta differenza tra Trocky e Zinoviev.


La credibilità della Sinistra ( lo insegna la storia del Pci e del Psi ante-craxi ) è una storia fatta anche di tanti ottimi amministratori locali, elemento di contatto e congiunzione tra i cittadini, i lavoratori e le istituzioni : anche qui si è spesso sbagliato. Troppo spesso questi luoghi si sono rivelati posteggi in attesa di elezioni più importanti, luoghi di clientele: la debolezza dei partiti che supportavano questi amministratori ha fatto si che questi diventassero ostaggio dei partiti più grossi ed organizzati.


La Sinistra deve guardare, con forza ad una classe di nuovi amministratori, che prendano il meglio della storia della Sinistra in Italia ( pragmatismo, compatibilità tra esigenze reali e ideologie ). Sarà, specie nel futuro, con una sempre maggiore voglia di federalismo e quindi di potere decisionale ai territori, una delle sfide più importanti della Sinistra. Ovviamente, senza arrivare alle degenerazioni : cioè quella di "schiacciarci" sulle istituzioni locali o quella peggiore di creare un doppio livello, il partito degli amministratori ed il partito degli altri. Va costruita una classe politica nei territori forte, dove agli amministratori va affiancata una solida struttura, radicata nel territorio e nei movimenti sociali. Questi nodi vanno affrontati e queste problematiche , come altre che sono state poste in questi giorni ( rapporto con i sindacati ad esempio ) saranno centrali nel prossimo futuro.


Purtroppo, pare già che si stia prediligendo la strada peggiore : quella che, da una parte vede un approccio nostalgico-ideologico ( costituente comunista, quindi che parla ad una sola parte della sinistra, quella di cultura terzinaternazionalista ), e dall'altra quella della fumosità ( Sinistra Arcobaleno, in tutte le sue voci ) e della resa dei conti ( parte del Prc ). Tutte queste strade, portano alla catastrofe. Abbiamo perso una grossa battaglia, ma dalla consapevolezza del ruolo storico che abbiamo, bisogna ripartire. Ricordando che i partiti sono un mezzo, e non un fine. Il compito non è quello di ricostruire il tal partito, ma quello di ridare al paese la Sinistra, cioè la speranza.

Sinistra Socialista

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La Sinistra - L'Arcobaleno - Lo spot TV

Intervista a Fausto Bertinotti da Il Manifesto di domenica 9 marzo

Manifesto della Sinistra Socialista - Sintesi


La fine del vecchio e l'inizio del nuovo secolo sono segnati da una forte crisi che investe tutto l'intero sistema sociale : dall'economia alla cultura, dall'ambiente ai diritti. Le manifestazioni di questa crisi sono moltepilici : dalla crisi economica mondiale, che rischia di investire tutti gli stati sviluppati al dilagare della precarietà, finanche ad un mai risolto problema della disoccupazione; da un quanto mai attuale problema della pace nel mondo alle tragiche questioni ambientali, dall'invadenza della religione nella scuola, nella società, ad un imbarbarimento culturale delle giovani generazioni.Davanti ad uno scenario come questo, il nuovo movimento dei lavoratori, potrà vincere questa sfida solo dotandosi di un progetto ambizioso, alto e sinceramente realistico. Che trae la sua ispirazione dalle grandi culture politiche del passato ( socialiste e comuniste in primis ) e dalle grandi lotte che il movimento ha combattutto. La crisi di questo capitalismo è evidente, ma gli sbocchi non sono scontati : nella dilemma sempre attuale tra " socialismo e barbarie ", quest'ultima potrebbe prevalere.La capacità del nuovo movimento operaio di guidare ed incidere nei processi, potrà avere come possibile esito della crisi, il Socialismo. Socialismo che si svilupperà su pochi ma precisi criteri e valori : uguaglianza, centralità del lavoro, benessere economico diffuso, salvaguardia dell'ambiente, laicità della società come base dei diritti civili.Sarà necessaria nel tempo, una tessitura di alleanze riformatrici, con settori del nuovo movimento operaio e con settori della società progressista. Alleanze anche mobili, nel tempo e nei luoghi, senza perdere mai la prospettiva socialista ed anticapitalista. All'interno della varia articolazione della Sinistra, fondamentale sarà la ricerca dell'unità, nei contenuti, con partiti e movimenti. Dare cittadinanza politica alla Sinistra diffusa, a quella nascosta. La Sinistra che con coraggio e coerenza deve operare ovunque, in tutti i settori della società, dai luighi di lavoro alle periferie, dai movimenti a tutti i livelli delle istituzioni, senza paure. Per fare questo, è necessaria una chiara autonomia politico-organizzativa : plurale, che garantisca e che metta a valore le diverse esperienze e le culture.La situazione politica venutasi a creare in Italia ( due grandi partiti liberisti ) ci impone una svolta. La barbarie è dietro l'angolo.