martedì 8 aprile 2008

Bertinotti - stralcio del saggio pubblicato sul numero in uscita in questi giorni de Alternative per il Socialismo


Pubblichiamo uno stralcio del saggio scritto da Fausto Bertinotti e pubblicato sull'ultimo numero di Alternative per il Socialismo.
Consigliamo vivamente la lettura del saggio, perchè al di la della condivisione o meno, come sempre Bertinotti mantiene le aspettative : non si ferma alla mera politica quotidiana, ma prova a " volare " più in alto, ad andare oltre il semplice appello al voto.

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A un mese dalle elezioni del 13-14 aprile, la nostra riflessione non può che concentrarsi sulla natura della sfida in cui ci siamo impegnati con la nascita delle liste de la Sinistra, l'Arcobaleno. Non ci riferiamo, ovviamente, solo all'importanza di un successo o di un risultato comunque positivo: è l'essenza di ogni competizione elettorale, perfino oltre la logica dei vincitori e vinti, e in elezioni costituenti, come quelle che si preparano, la posta in palio è, nientemeno, che l'esistenza di una democrazia davvero pluralistica, contro la riduzione bipartitica del sistema. C'è un problema in più. A noi pare quello decisivo.
E' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia. C'è chi l'ha dichiarato esplicitamente. Più ambiziosamente la cancellazione della sinistra in Italia è consegnata alla combinazione di processi politici e istituzionali con delle mutazioni socio-culturali. Le elezioni saranno un passaggio decisivo. E solo un buon risultato elettorale de la Sinistra l'Arcobaleno può realizzare la condizione necessaria a che la sinistra possa occupare la scena politica del futuro del Paese. Ma qual è l'ambizione politica del progetto che abbiamo appena iniziato a costruire? Ed ecco un'altra "legge" troppo spesso trascurata: i cartelli elettorali, se come tali sono concepiti e come tali continuano a riproporsi, sono destinati a vita stentata ed effimera e, al fine, a dissolversi. Dunque, la Sinistra, l'Arcobaleno non può essere, né soltanto né prevalentemente, il frutto di un'alleanza contingente tra forze politiche affini, o una occasionale convergenza dettata dalla tumultuosa ristrutturazione in corso del sistema politico.
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Noi la intendiamo come una sfida. Se vogliamo ricostruire la presenza protagonistica della sinistra sulla scena della politica, ridare corpo e senso alla sinistra dentro la società e nel conflitto sociale, tornare ad incidere nel senso comune, non possiamo che ricominciare da qui, dal cimento elettorale: ma sapendo bene che questa è soltanto una tappa, pur imprescindibile, di un percorso rifondativo molto più vasto.
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Da questo punto di vista, la costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra (un soggetto unico, non necessariamente un partito, ma certo un'organizzazione politica autonoma, democratica, partecipata, unitaria ed autosufficiente) è per noi un processo irreversibile. E' un'impresa che può essere entusiasmante, nella quale spero che i "soci fondatori" investano le loro energie con la massima generosità possibile fino al loro trascendimento nel soggetto unitario e gli altri soggetti politici e culturali che costituiscono in Italia una sinistra ricca e diffusa si gettino nell'impresa senza riserve. Non avremo prove d'appello.
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Ma in una parte del nostro elettorato, e anche dei nostri militanti e quadri dirigenti, circola un diffuso pessimismo. La sensazione di una sconfitta ormai consumata. La tendenza a smarrire non forse le ragioni, ma la "ragion d'essere" di un'impresa politica di sinistra. La paura di non farcela, ma, di più, un rilevante grado di sfiducia nella possibilità di risalire la china. Questo groppo di umori e di sentimenti viene da lontano, dalla sconfitta storica che abbiamo patito nel ‘900, ma viene anche e sopratutto da vicino, sta nelle delusioni accumulate nei due anni dell'Unione e del governo Prodi. Nè possiamo negarne la fondatezza, specie nell'era della baumaniana "liquidità" di tutto. Come negare, del resto, che il nostro tentativo di "cambiare davvero l'Italia", accedendo ad una alleanza di governo con i riformisti e con i moderati, puntando sulla permeabilità dell'esecutivo alle istanze dei movimenti, battendoci fino all'ultimo istante per innescare un'inversione di rotta nelle politiche sociali e nella redistribuzione della ricchezza, è stato nel suo dato di fondo sconfitto? Come non vedere che il governo Prodi ha pur fatto alcune cose buone, ma non ha fatto l'essenziale, vale a dire quel cambiamento del Paese che era alla base della sua pur risicata vittoria elettorale?
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E tuttavia sarebbe del tutto errato indurre da questo (provvisorio) bilancio (che andrà ben altrimenti approfondito, nei tempi e nelle sedi opportune) una qualche conclusione "definitiva". Le difficoltà sono rilevanti e non vanno né sottaciute né sottovalutate - infuria a tutt'oggi proprio su di noi quella crisi della politica che per parte ampia coincide proprio con la crisi della sinistra. Ma è falsa, non è fondata nella realtà, l'immagine di un Paese desertificato, ormai deprivato di storie, culture, esperienze connesse al movimento operaio e alla sinistra, ormai esposto soltanto al "saccheggio" delle destre, delle forze moderate o centriste o comunque lontane da ogni ipotesi di trasformazione. Un Paese, insomma, nel quale noi, Sinistra, ci aggireremmo come una (presunta) avanguardia isolata, se non obsoleta, attardata e nostalgica, se non conservatrice. E che non avrebbe più bisogno della dialettica destra-sinistra che, come ripete Massimo Cacciari, "è finita da quarant'anni", sepolta dalla cosiddetta morte delle ideologie.
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Invece, in Italia oggi, c'è un muro da abbattere, quello che separa una sinistra impedita di esserlo dalla solitudine in cui è precipitata la propria condizione sociale. Tocca a noi abbatterlo, ricostruendo una sinistra credibile. Le risorse ci sono. Nell'Italia, pur devastata da un ventennio di egemonia neoliberista, esiste una sinistra sociale e culturale - una "sinistra del vivere" - che ha parzialmente liberato più d'un territorio, più d'una soggettività, più di un'alterità singola o collettiva. Essa è certamente assai più grande delle forze politiche che si sono provate a rappresentarla, anzi talora è da esse lontana - o ne diffida profondamente. Ma c'è, ed è anzitutto a questo serbatoio prezioso di esperienze e di pratiche che dobbiamo avere la volontà e la capacità di riferirci. Quel crogiolo di proposte e di lotte che, a cominciare dalle mobilitazioni contro la precarietà e dalla durissima conquista del contratto metalmeccanico, ha portato sulla scena centinaia di vertenze per l'ambiente e la salute, per l'acqua, per l'alternativa energetica, per la difesa (e la conquista) di diritti civili essenziali. Quel crogiolo in cui vivono esperienze interessanti di lavoro autonomo e di nuove comunità. Ma anche, oltre ai movimenti vecchi e nuovi, quel macrocosmo di "lavoro pubblico buono" (insegnanti eccellenti pagati 1500 euro al mese, operatori della cultura disponibili a straordinari gratuiti pur di consentire l'accesso a un Museo, medici e infermieri dediti al loro lavoro come a una funzione sociale, artisti alla ricerca della qualità prima che del successo facile) troppo spesso oscurato dalle campagne, pur talora fondate, contro i disservizi del pubblico. E' un'altra Italia, ricca di pratiche demercificate. Non riconosciuta, non valorizzata, non rappresentata, e perciò bisognosa di riconoscimento, messa in valore, rappresentanza: questa sarebbe la novità reale, capace di sconfiggere la cultura del nuovismo, in questo nostro Paese. Questo è anche l'impegno primario di una sinistra nuova: più che un impegno, anzi, una missione storica, una vocazione, un programma, che è poi un orizzonte concreto, ben prima che un elenco di obiettivi "giusti". E' la stessa domanda che si manifesta crescentemente in molte iniziative della campagna elettorale appena la richiesta di un voto per la Sinistra l'Arcobaleno viene sormontata dall'impegno a partire da e per dar vita, senza alcuna incertezza, alla costituente di una nuova organizzazione della politica italiana.
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Ma quale orizzonte? Quale terrestre "al di là", come diceva Rosa Luxemburg, che può nascere soltanto nel fuoco quotidiano dell'"al di qua", nella ribellione alle ingiustizie, nella centralità della persona e dei suoi diritti, nel rifiuto della logica del mercato e dell'impresa come paradigma sovraordinatore e totalizzante delle relazioni sociali? Noi possiamo chiamarlo "nuovo umanesimo", o "centralità dell'umano", pur consapevoli della imperfezione relativa di queste espressioni. Ma persuasi del carattere regressivo - in questo senso "disumano" - che va acquistando il capitalismo del nostro tempo. Forte di una rivoluzione scientifica e tecnologica senza precedenti, forte della creazione, inedita nella storia, di un mercato mondiale unico e di un dominio pressoché incontrastato della forma di merce, forte, ancora, del drammatico indebolimento della politica organizzata, quella affermatasi col movimento operaio, esso produce una crescita economica oramai radicalmente separata dallo sviluppo umano - dai bisogni e dai diritti delle persone come della Natura. Una crescita in sè generatrice di diseguaglianze enormi e di catastrofi ambientali. Una competizione "animale", talora selvaggia, che produce l'orrore della Guerra (e del suo gemello, il terrorismo). Una pratica dello sviluppo, alla fine, che non riesce più ad utilizzare le straordinarie risorse umane che si affacciano sulla scena del mondo - ed anzi, le spreca, le dilapida, le umilia, le distrugge a ritmi crescenti. Non è malvagità, ma cecità sistemica - e caos.
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Per la prima volta nella sua lunga vicenda storica, la sinistra è dunque chiamata a un compito radicale: la salvezza dell'umanità. Non si tratta più, soltanto, di liberare il proletariato dalle catene dello sfruttamento e dell'alienazione ma di farlo all'interno della liberazione della specie dal rischio della catastrofe. Ovvero, quel proletariato è cresciuto a dismisura, in Italia e nel mondo, nei rapporti di produzione, nella produzione di scienza e conoscenza, nei suoi confini, eppure intanto si è fatta difficile la possibilità di riconoscersi nell'appartenenza ad una comune identità, la concreta possibilità di costituirsi in coalizione, in forza di cambiamento. Per questo, non siamo profeti disarmati, ma dobbiamo sapere qual è la portata reale dell'impresa. La nuova sinistra nasce a "vocazione maggioritaria". Ma, per l'altra faccia della stessa medaglia, senza la rinascita di una sinistra dell'eguaglianza e della libertà che muova dalla critica di questo ultimo capitalismo esce dalla scena politica proprio il suo tema fondamentale: la trasformazione della società. (...)
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Il richiamo alla politica, naturalmente, non ha nulla di neutro. Quale politica può davvero contrastare la disaffezione e la sfiducia? Quale politica potrà dirsi davvero riformata? E' il tema ineludibile della Grande Riforma a cui "la Sinistra, l'Arcobaleno" è chiamata. Che dovrà avere un segno (e un senso) etico forte, proprio perché tutte le questioni della politica, dal salario ai diritti civili, sono "eticamente sensibili". Per noi deve potersi rintracciare l'origine nella liberazione dell'uomo da ogni forma di sfruttamento e di alienazione, mentre deve poter fondare la pratica politica sulla sobrietà, sulla coerenza tra il dire e il fare, su autentiche pratiche nonviolente, che bandiscano da sé le propensioni gerarchiche e autoritarie.
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In questo senso - non è questa certo una riflessione conclusiva - bisogna mettere al centro il tema di una nuova "connessione sentimentale", tra dirigenti e militanti, tra protagonisti politici e popolo, tra la Sinistra l'Arcobaleno e i soggetti del suo progetto. Ma le emozioni, i sentimenti e le passioni che nutrono la buona politica non camminano da soli, né rappresentano semplicemente il nostro lato emotivo, irrazionale, spontaneo: per costruire una nuova connessione sentimentale, dalla quale il nuovo soggetto della sinistra tragga linfa e vitalità, servono emozioni collettive, passioni condivise, volontà e capacità di mettere in comune indignazione, collera, dolore, fervore della rinascita, gioia e allegria. Serve un lavoro, vero e proprio. Servono tutti I colori dell'arcobaleno, per sconfiggere il nero che ci sovrasta. E serve, forse, prima di ogni altro, per chi si rimette in cammino quel prezioso riferimento rivoluzionario che mosse i nostri antenati un po' più di duecento anni fa: la Fraternità.
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Conclusione: un voto per la Sinistra, l'alternativa. Il cerchio si chiude così dischiudendo la strada ad un nuovo cammino possibile, la rinascita di una nuova sinistra in Italia con un orizzonte europeo. Il compito è rimettersi in cammino, rinunciando ad ogni rendita di posizione (a che vale ormai?) e investendo sentimenti e ragione nella costruzione di un progetto politico di liberazione e di un soggetto politico all'altezza delle più ambiziose domande di partecipazione e di riforma della politica. Conquistare il voto per la Sinistra, l'Arcobaleno alle lezioni del 13 e 14 aprile è, ora, il primo passo e la conquista della condizione necessaria per ricominciare.

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Proviamo a fare qualche riflessione, limitandoci a questo stralcio, e limitandoci ad evidenziare esclusivamente ciò che non condividiamo. Evitiamo quindi, inutili ripetizioni.
Bertinotti lo dice subito a chiare lettere : " E' in gioco l'esistenza, proprio in questa campagna elettorale, della sinistra politica in Italia ". E' questo l'assunto principale del saggio e da qui Bertinotti fa partire le sue riflessioni.
Noi condividiamo questa affermazione, ma crediamo anche che questo elemento non puo' essere ricondotto esclusivamente a colpe " altrui " ( volontà del poteri forti, nascita del Pd ecc. ).
La sconfitta storica della sinistra in Italia ha radici profonde e nel passato, più o meno recente. E se del passato l'attuale classe dirigente della sinistra puo' " chiamarsi fuori ", della situazione attuale è doveroso che si assuma la sua parte di responsabilità. A partire, ovviamente, da Bertinotti. In parte, l'autocritica c'è, ma crediamo che non sia sufficiente. Naturalmente siamo lontani dal voler fare processi politici, ci limitiamo a considerazioni. L'elemento che mettiamo in evidenza è il fatto che ci sono stati settori non marginali della sinistra - non solo nel Prc - che alcune questioni su come si è arrivati al governo e sul come si è stati in quel governo, le hanno poste. Purtroppo, c'è stato un evidente deficit di " ascolto ". Commentando altri articoli pubblicati su questo sito, abbiamo già toccato questo argomento. E' chiaro che adesso - e Bertinotti non lo nasconde - il sentimento prevalente tra il corpo militante della Sinistra, ma anche tra gli elettori è quello della pessimismo e della disillusione : sarebbe sbagliato nasconderlo.
Ma crediamo anche, che alcune forzature potrebbero continuare ad alimentarlo. Riteniamo sbagliato il voler procedere sulla strada dell'unità in un modo tutto politicista e senza reale partecipazione di tutti. Crediamo che per costruire un soggetto ( ma che punti a diventare un partito vero e proprio, strutturato per reggere il confronto con partiti che si strutturano e potenziano sempre di più - vedi il Pd ) la fretta sia una cattiva consigliera. I malumori presenti in settori del Prc, Pdci e Verdi sono un elemento da tenere ben presente. Anche qui, crediamo sia più utile proseguire nella strada che porti a convincere i compagni e non portarli alla ratifica di decisioni già prese. Con discussioni all'interno dei partiti e con i soggetti che vedono nel processo dell'unità a Sinistra una necessità storica.
Altrimenti, le fondamenta della nuova Sinistra verrebbero seriamente minate. Le necessità di un soggetto unico e forte, radicale ed anticapitalista, che sappia raprresentare, come più volte Bertinotti ha detto, quella " sinistra diffusa " è una esigenza reale alla quale non possiamo sottrarci. Ma, proprio per questo, riteniamo sbagliati comportamenti che portano ad un ulteriore frammentazione, e quindi alla sconfitta.
Ci vogliamo limitare per ora solo a queste brevi considerazioni, anche perchè riteniamo che, in questi ultimi e preziosi giorni di campagna elettorale, la cosa più utile da fare sia utilizzare tutte le energie per la conquista di ogni voto " utile ", cioè di quei voti che rafforzeranno la costruzione di una nuova Sinistra.

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Sinistra Socialista

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La Sinistra - L'Arcobaleno - Lo spot TV

Intervista a Fausto Bertinotti da Il Manifesto di domenica 9 marzo

Manifesto della Sinistra Socialista - Sintesi


La fine del vecchio e l'inizio del nuovo secolo sono segnati da una forte crisi che investe tutto l'intero sistema sociale : dall'economia alla cultura, dall'ambiente ai diritti. Le manifestazioni di questa crisi sono moltepilici : dalla crisi economica mondiale, che rischia di investire tutti gli stati sviluppati al dilagare della precarietà, finanche ad un mai risolto problema della disoccupazione; da un quanto mai attuale problema della pace nel mondo alle tragiche questioni ambientali, dall'invadenza della religione nella scuola, nella società, ad un imbarbarimento culturale delle giovani generazioni.Davanti ad uno scenario come questo, il nuovo movimento dei lavoratori, potrà vincere questa sfida solo dotandosi di un progetto ambizioso, alto e sinceramente realistico. Che trae la sua ispirazione dalle grandi culture politiche del passato ( socialiste e comuniste in primis ) e dalle grandi lotte che il movimento ha combattutto. La crisi di questo capitalismo è evidente, ma gli sbocchi non sono scontati : nella dilemma sempre attuale tra " socialismo e barbarie ", quest'ultima potrebbe prevalere.La capacità del nuovo movimento operaio di guidare ed incidere nei processi, potrà avere come possibile esito della crisi, il Socialismo. Socialismo che si svilupperà su pochi ma precisi criteri e valori : uguaglianza, centralità del lavoro, benessere economico diffuso, salvaguardia dell'ambiente, laicità della società come base dei diritti civili.Sarà necessaria nel tempo, una tessitura di alleanze riformatrici, con settori del nuovo movimento operaio e con settori della società progressista. Alleanze anche mobili, nel tempo e nei luoghi, senza perdere mai la prospettiva socialista ed anticapitalista. All'interno della varia articolazione della Sinistra, fondamentale sarà la ricerca dell'unità, nei contenuti, con partiti e movimenti. Dare cittadinanza politica alla Sinistra diffusa, a quella nascosta. La Sinistra che con coraggio e coerenza deve operare ovunque, in tutti i settori della società, dai luighi di lavoro alle periferie, dai movimenti a tutti i livelli delle istituzioni, senza paure. Per fare questo, è necessaria una chiara autonomia politico-organizzativa : plurale, che garantisca e che metta a valore le diverse esperienze e le culture.La situazione politica venutasi a creare in Italia ( due grandi partiti liberisti ) ci impone una svolta. La barbarie è dietro l'angolo.