Pubblichiamo la lettera di Alberta, in risposta a quella pubblicata oggi sul Corriere della Sera. da www.sinistrarcobaleno.it
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Marianna,mi permetto di darti del tu - forte del fatto che siamo coetanee, anzi, io ho un anno in meno di te - presto so che dovrò chiamarti Onorevole Madia, poichè la tua posizione in lista è una scelta forte, anche coraggiosa, e che certo ti ha procurato qualche discutibile rogna, oltre che la certezza della tua elezione.Giovani donne in politica ce ne sono davvero poche, figuriamoci in Parlamento. Quindi il mio più sincero in bocca al lupo, innanzitutto. Tuttavia, Marianna, non posso che contestare i contenuti che esprimi. Sono rimasta sconcertata di fronte all’intervista che hai rilasciato qualche giorno fa. Che il PD fosse un partito di centro, lo si sapeva; quello che ora è lampante è che tutta questa “novità” che Veltroni sta sbandierando altro non è che l’ennesima trovata di facciata dietro la quale si nasconde un programma più vicino alle gerarchie ecclesiastiche che ai giovani e alle giovani che ti candidi a rappresentare.Innanzitutto, l’aborto non è il fallimento della politica, bensì una conquista del movimento delle donne, una conquista della laicità, sancita con la vittoria ad un referendum nel ‘78. Ma è anche di più. L’aborto è una scelta dolorosissima, ma è pur sempre una scelta, copiuta da una donna che decide - liberamente e consapevolmente - del suo corpo. Tu dici che la vita è vita dall’inizio alla fine… ebbene, Il nostro sì, Marianna, è l’inizio di una relazione, l’inizio della vita stessa, per questo, quel sì non può esserci estorto. Definisci l’aborto fallimento etico, ma come? Semmai, il fallimento è rimettere in discussione la nostra autodeterminazione per fini strumentali come quello di strizzare l’occhio al Vaticano. L’aborto non è un anticoncezionale e non è usato in tal senso da noi donne. Riconosciamo però che un grave - gravissimo - problema si pone per le minori e le donne straniere che abortiscono ancora clandestinamente tramite il Cytotec, un farmaco divenuto tristemente famoso grazie alle chat e i forum dove le giovanissime si scambiano informazioni su quanto usarne per interrompere la gravidanza senza finire emorragiche in ospedale. Anche noi scegliamo la vita. Scegliamo la vita di quelle ragazzine e di quelle donne! Scegliamo che si facciano dei seri programmi di educazione affettiva e sessuale all’interno delle nostre scuole, che si parli di diritto all’autodeterminazione a partire dai 14 anni, che si rafforzino i nostri consultori perchè possano tornare ad essere quei luoghi laici dove trovare informazioni e sostegno nei momenti di difficoltà. Gli operatori che vi lavorano sono straordinari nella loro professionalità nonostante i continui tagli a cui sono sottoposte le strutture e gli incessanti attacchi che culminano sempre nella proposta scellerata di permettere a movimenti paravaticani di presidiare le strutture coinvolte nell’ivg.Parli di famiglia, e ne siamo felici! Ma di quale famiglia stiamo parlando? Noi lavoratrici precarie non possiamo neppure permettercelo il sogno di una famiglia, poichè sulla nostra testa pesa la spada di Damocle del rinnovo del contratto, perchè ci chiedono di aprirci una falsa partita iva (con un unico committente!) per potersi sbarazzare di noi senza pagarci la maternità. Il sogno di diventare mamma per noi è accantonato. Oggi la scelta non è più maternità o carriera, ma maternità o lavoro: per questo chi difende la famiglia non mette in discussione la legge 194 ma la legge 30. Altro che bonus bebè, Marianna, che ce ne facciamo del bonus bebè? Un figlio è a tempo indeterminato.Parliamo anche noi di famiglia, anzi famiglie, di riconoscimento delle unioni di fatto e istituzione dei matrimoni per le persone omosessuali. Unioni d’amore, unioni in cui si sceglie la vita. In cui nascono figli, nonostante voi vi ostiniate a rimuovere questa realtà: l’omogenitorialità e la transgenitorialità esistono e i bambini e le bambine crescono sani e sane nonostante le vostre mistificazioni. Nonostante l’assenza di partecipazione e diritti riconosciuti dalla politica.Marianna, tu dici di rappresentare la “generazione Erasmus”, abbiamo la stessa età ma siamo di due generazioni diverse: io appartengo alla generazione di chi si è pagata l’università facendo la baby-sitter, di chi con un master finisce a lavorare in un call-center, delle tante lavoratrici precarie che passano da uno stage all’altro sentendosi dire “del rinnovo del tuo contratto ne parliamo a cena”.Vogliamo vivere in una società in cui parlare di “uguali diritti” non sia ritenuto “pazzo” o “coraggioso”, ma GIUSTO, e poi scontato, superfluo.Noi vogliamo cambiare il mondo.Il pd, ha cambiato tutto per non cambiare un bel niente!
Marianna,mi permetto di darti del tu - forte del fatto che siamo coetanee, anzi, io ho un anno in meno di te - presto so che dovrò chiamarti Onorevole Madia, poichè la tua posizione in lista è una scelta forte, anche coraggiosa, e che certo ti ha procurato qualche discutibile rogna, oltre che la certezza della tua elezione.Giovani donne in politica ce ne sono davvero poche, figuriamoci in Parlamento. Quindi il mio più sincero in bocca al lupo, innanzitutto. Tuttavia, Marianna, non posso che contestare i contenuti che esprimi. Sono rimasta sconcertata di fronte all’intervista che hai rilasciato qualche giorno fa. Che il PD fosse un partito di centro, lo si sapeva; quello che ora è lampante è che tutta questa “novità” che Veltroni sta sbandierando altro non è che l’ennesima trovata di facciata dietro la quale si nasconde un programma più vicino alle gerarchie ecclesiastiche che ai giovani e alle giovani che ti candidi a rappresentare.Innanzitutto, l’aborto non è il fallimento della politica, bensì una conquista del movimento delle donne, una conquista della laicità, sancita con la vittoria ad un referendum nel ‘78. Ma è anche di più. L’aborto è una scelta dolorosissima, ma è pur sempre una scelta, copiuta da una donna che decide - liberamente e consapevolmente - del suo corpo. Tu dici che la vita è vita dall’inizio alla fine… ebbene, Il nostro sì, Marianna, è l’inizio di una relazione, l’inizio della vita stessa, per questo, quel sì non può esserci estorto. Definisci l’aborto fallimento etico, ma come? Semmai, il fallimento è rimettere in discussione la nostra autodeterminazione per fini strumentali come quello di strizzare l’occhio al Vaticano. L’aborto non è un anticoncezionale e non è usato in tal senso da noi donne. Riconosciamo però che un grave - gravissimo - problema si pone per le minori e le donne straniere che abortiscono ancora clandestinamente tramite il Cytotec, un farmaco divenuto tristemente famoso grazie alle chat e i forum dove le giovanissime si scambiano informazioni su quanto usarne per interrompere la gravidanza senza finire emorragiche in ospedale. Anche noi scegliamo la vita. Scegliamo la vita di quelle ragazzine e di quelle donne! Scegliamo che si facciano dei seri programmi di educazione affettiva e sessuale all’interno delle nostre scuole, che si parli di diritto all’autodeterminazione a partire dai 14 anni, che si rafforzino i nostri consultori perchè possano tornare ad essere quei luoghi laici dove trovare informazioni e sostegno nei momenti di difficoltà. Gli operatori che vi lavorano sono straordinari nella loro professionalità nonostante i continui tagli a cui sono sottoposte le strutture e gli incessanti attacchi che culminano sempre nella proposta scellerata di permettere a movimenti paravaticani di presidiare le strutture coinvolte nell’ivg.Parli di famiglia, e ne siamo felici! Ma di quale famiglia stiamo parlando? Noi lavoratrici precarie non possiamo neppure permettercelo il sogno di una famiglia, poichè sulla nostra testa pesa la spada di Damocle del rinnovo del contratto, perchè ci chiedono di aprirci una falsa partita iva (con un unico committente!) per potersi sbarazzare di noi senza pagarci la maternità. Il sogno di diventare mamma per noi è accantonato. Oggi la scelta non è più maternità o carriera, ma maternità o lavoro: per questo chi difende la famiglia non mette in discussione la legge 194 ma la legge 30. Altro che bonus bebè, Marianna, che ce ne facciamo del bonus bebè? Un figlio è a tempo indeterminato.Parliamo anche noi di famiglia, anzi famiglie, di riconoscimento delle unioni di fatto e istituzione dei matrimoni per le persone omosessuali. Unioni d’amore, unioni in cui si sceglie la vita. In cui nascono figli, nonostante voi vi ostiniate a rimuovere questa realtà: l’omogenitorialità e la transgenitorialità esistono e i bambini e le bambine crescono sani e sane nonostante le vostre mistificazioni. Nonostante l’assenza di partecipazione e diritti riconosciuti dalla politica.Marianna, tu dici di rappresentare la “generazione Erasmus”, abbiamo la stessa età ma siamo di due generazioni diverse: io appartengo alla generazione di chi si è pagata l’università facendo la baby-sitter, di chi con un master finisce a lavorare in un call-center, delle tante lavoratrici precarie che passano da uno stage all’altro sentendosi dire “del rinnovo del tuo contratto ne parliamo a cena”.Vogliamo vivere in una società in cui parlare di “uguali diritti” non sia ritenuto “pazzo” o “coraggioso”, ma GIUSTO, e poi scontato, superfluo.Noi vogliamo cambiare il mondo.Il pd, ha cambiato tutto per non cambiare un bel niente!
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Alberta Xodo, Sinistra l’Arcobaleno
Alberta Xodo, Sinistra l’Arcobaleno

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