sabato 8 marzo 2008

Intervista ad Alfonso Gianni

di Stefano Bocconetti da Liberazione 4 maggio 2007
Se ieri era chiaro, oggi è chiarissimo. All’ultima conferenza di organizzazione di Rifondazione, a Carrara, un mese fa, Alfonso Gianni, sottosegretario all’Economia, fu uno dei pochi - anzi il solo - a parlare delle necessità di un qualcosa di nuovo che unisca la sinistra.
Le sue parole furono accolte con un po’ di sospetto dai delegati. Ora, poche settimane dopo quell’appuntamento, tutto sembra dargli ragione.Sei ancora più convinto di quella proposta?
Direi proprio di sì. Tutto è andato in quella direzione. Quella che era intuibile è diventata una scelta precisa da parte dei dirigenti dei diesse mentre una parte di quel partito ha messo nero su bianco la propria indisponibilità ad entrare in una formazione moderata. In più, fra gli elementi che servono a disegnare il quadro, ci metto anche il congresso del Pdci. E in particolare quel gesto simbolico, l’accoglienza calorosa riservata a Bertinotti. Senza contare che domani si riunisce la ex sinistra diesse, per dar vita a propri gruppi parlamentari. E sono già in campo proposte di coordinamento dei gruppi.Tutto questo cosa disegna?Tutto questo spinge - e spinge forte - verso la creazione di una forza unitaria della sinistra. Capace di occupare i propri spazi nel sociale, nei movimenti, certo. Ma anche nelle istituzioni, nella politica.
Tu parli di nuova ”forza”. Altri usano sostantivi diversi, come ”soggetto”, aggregazione e così via. Sei sicuro che intendete la stessa cosa?
Mi chiedi di essere più chiaro? Ecco: penso ad un soggetto dotato di forza.
Tradotto?
Io non ho alcuna nostalgia delle vecchie forme partito, si sa. Che vanno ripensate, ricostruite, riformulate. Penso, però, ad un soggetto che si muova, che cresca anche - e sottolineo anche - nell’ambito della politica. Non solo nel sociale. Voglio un soggetto dotato di forza, capace di produrre egemonia sul complesso della società. Voglio un soggetto dotato di forza programmatica e dotato di un chiaro progetto politico. Sarebbe assurdo il contrario, visto che al piddì abbiamo rimproverato esattamente di nascere indefinito e generico.
Sarà sicuramente nuovo ma tu stai descrivendo un vero e proprio partito. E’ esatto?
Mettila come vuoi. Io voglio una forza della sinistra che metta assieme un forte radicamento sociale, che sia interlocutrice dei movimenti, radicata nei territori, che sia visibile nelle strade, nelle periferie, laddove si lavora. Ma che sia capace di far politica anche nelle istituzioni, nel Parlamento. Che abbia una dimensione europea. Che sia riconoscibile dagli elettori. Che faccia ”massa critica”, insomma.
Un partito a due cifre, come si dice adesso?
Esatto: un partito a due cifre.Un partito, dici. Eppure, fra quei pochi che per ora si sono avventurati su questo terreno, va molto di modo la formula federativa. Perché la liquidi così presto?Io non liquido nulla. Dico solo che va benissimo il coordinamento dei gruppi parlamentari, va benone un patto di consultazione. Ma sono gli esordi di un percorso che da qualche parte deve arrivare. Insomma, ai soggetti a cui chiederemo il voto, dovremmo offrire un ”qualcosa” di forma compiuta.
Dici queste cose a poche settimane dalla nascita della Sinistra europea. Scusa la franchezza: ma questo significa che la Sinistra europea parte giàpensando che, fra poco, sarà superata?
Penso che dobbiamo portare a compimento la grande intuizione che stava e sta alla base di quel progetto e cioè un partito a dimensione europea. Ma aggiungo: non può esistere un nuovo soggetto della sinistra se ciascuno non accetta l’idea di mettersi in discussione. Per quanto doloroso possa essere. Di più: non si può fare un nuovo soggetto della sinistra se ognuno rimane aggrappato alla propria visione identitaria.
Scusa, e Rifondazione che fine farebbe?
Messa così la domanda mi sembra un po’ provocatoria. Io so solo però che l’intuizione principe di Rifondazione, quella su cui s’è costruita questa formazione, oggi s’è inverata.
A cosa ti riferisci?
Dieci anni fa, abbiamo cominciato a parlare di due sinistre in Italia: una moderata, una radicale. Intuendo che la prima era destinata alla sconfitta. La verità ci ha dato ragione. Il partito democratico nasce rinunciando anche alla parola - sinistra - nel suo logo. Abbiamo avuto ragione. La nostra analisi era giusta, ora si tratta di aggiornarla, di aggiornare i nostri obbiettivi. Renderli ancora più ambiziosi, se vuoi. La nostra ipotesi fondativa, la rifondazione di un pensiero comunista, deve sapersi trasformare, deve saper diventare lo strumento per la rifondazione della sinistra. Della sinistra tourt court.Ma tutto questo si fa solo perché Fassino e Rutelli hanno scelto di fondersi? Non ti sembra un po’ esagerato?Tu mi chiedi perché oggi si può fare quel che non si poteva fare ieri? E io ti rispondo che i processi non si creano dall’alto. Maturano nella società, nel tessuto politico. Spetta ai gruppi dirigenti avere la capacità, la lungimiranza non per crearli - non sarebbe possibile - ma per capirli, interpretarli e portarli a compimento. Non vorrei proporre improbabili paragoni storici: ma esattamente così è avvenuto in tutte le fasi rivoluzionarie. Anche in quelle che sembravano poter cambiare il volto al pianeta. E oggi sarebbe assai sbagliato sottrarsi a questo compito. Perché il rischio è che quei processi o si indeboliscano o li diriga qualcun altro.
Immagino che da questo discorso ne discenda anche una certa fretta. Giusto?
Sì. Penso che il nuovo soggetto debba essere in grado di sottoporsi al giudizio degli elettori, ti ripeto in forma compiuta, già alle europee. Che oltretutto sono col proporzionale e quindi consentirebbero di misurare la sua reale forza.
Una cosa, Gianni. Dicevi che il processo non sarà ”indolore”? Quella previsione riguarda anche Rifondazione?
Non posso negarti che vedo un po’ di timore. E lo capisco, lo comprendo. Perchè una certa prudenza mi sembra saggia, e mi sembra giusto anche un certo orgoglio per quel che si è fatto in questi anni, le battaglie vinte, lo sforzo di ridefinizione che abbiamo compiuto. Tutto vero. Ma ora credo che sia arrivato il momento di investire. Sì, ora il progetto deve diventare la Rifondazione della sinistra. Tutta.

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La Sinistra - L'Arcobaleno - Lo spot TV

Intervista a Fausto Bertinotti da Il Manifesto di domenica 9 marzo

Manifesto della Sinistra Socialista - Sintesi


La fine del vecchio e l'inizio del nuovo secolo sono segnati da una forte crisi che investe tutto l'intero sistema sociale : dall'economia alla cultura, dall'ambiente ai diritti. Le manifestazioni di questa crisi sono moltepilici : dalla crisi economica mondiale, che rischia di investire tutti gli stati sviluppati al dilagare della precarietà, finanche ad un mai risolto problema della disoccupazione; da un quanto mai attuale problema della pace nel mondo alle tragiche questioni ambientali, dall'invadenza della religione nella scuola, nella società, ad un imbarbarimento culturale delle giovani generazioni.Davanti ad uno scenario come questo, il nuovo movimento dei lavoratori, potrà vincere questa sfida solo dotandosi di un progetto ambizioso, alto e sinceramente realistico. Che trae la sua ispirazione dalle grandi culture politiche del passato ( socialiste e comuniste in primis ) e dalle grandi lotte che il movimento ha combattutto. La crisi di questo capitalismo è evidente, ma gli sbocchi non sono scontati : nella dilemma sempre attuale tra " socialismo e barbarie ", quest'ultima potrebbe prevalere.La capacità del nuovo movimento operaio di guidare ed incidere nei processi, potrà avere come possibile esito della crisi, il Socialismo. Socialismo che si svilupperà su pochi ma precisi criteri e valori : uguaglianza, centralità del lavoro, benessere economico diffuso, salvaguardia dell'ambiente, laicità della società come base dei diritti civili.Sarà necessaria nel tempo, una tessitura di alleanze riformatrici, con settori del nuovo movimento operaio e con settori della società progressista. Alleanze anche mobili, nel tempo e nei luoghi, senza perdere mai la prospettiva socialista ed anticapitalista. All'interno della varia articolazione della Sinistra, fondamentale sarà la ricerca dell'unità, nei contenuti, con partiti e movimenti. Dare cittadinanza politica alla Sinistra diffusa, a quella nascosta. La Sinistra che con coraggio e coerenza deve operare ovunque, in tutti i settori della società, dai luighi di lavoro alle periferie, dai movimenti a tutti i livelli delle istituzioni, senza paure. Per fare questo, è necessaria una chiara autonomia politico-organizzativa : plurale, che garantisca e che metta a valore le diverse esperienze e le culture.La situazione politica venutasi a creare in Italia ( due grandi partiti liberisti ) ci impone una svolta. La barbarie è dietro l'angolo.